Trekking sul Monte Baldo. Quando il camoscio ti guarda negli occhi

Le montagne che si affacciano al lago di Garda permettono anche d'inverno la possibilità di fare sport riservando sorprese e scenari unici offerti dalla natura.

di Giovanni Cigognini
Giovanni Cigognini
(41 articoli pubblicati)
camoscio alpino

Siamo partiti in sei da Cassone di Malcesine, la cui chiesa Gustav Klimt dipinse nel 1913 dalla sponda bresciana opposta servendosi di un cannocchiale  per appiattire l'immagine. Quando pratichi il trekking salendo dalla parte veronese del Lago di Garda sai già che sudore e fatica non si faranno attendere, come nel caso del sentiero nr.1 che da Cassone porta all'Eremo di San benigno e Caro dove le pendenze sono subito severe e in breve raggiungeranno punte fino al 25%. 

Il freddo mattutino di gennaio non è un ostacolo, anzi ti è amico perché ti permette un attività respiratoria che i trenta gradi estivi renderebbero difficoltosa. Metro dopo metro ci si inerpica ognuno col suo passo addentrandosi nei boschi del Monte Baldo, vero paradiso naturale che conserva diverse specie di fiori ,erbe ed animali selvatici, nonché tradizioni secolari tramandate nel tempo.

La pratica sportiva del trekking interessa la resistenza fisica individuale, che può essere messa alla prova ad ogni età e permette di raggiungere la consapevolezza dei propri limiti, ma la sfera più coinvolta è quella mentale, perché il silenzioso contesto boschivo che sfocia spesso in angoli di panorami mozzafiato (nel nostro caso del Benaco) ti proietta in una dimensione senza spazio né tempo.

Il percorso che finisce all'eremo dura circa due ore non concedendo mai un metro in piano, così in tre abbiamo allungato sugli altri camminando a testa bassa nei tratti di pendenza più ostica e proprio in cima a uno di questi, che sta per volgere in un tornante, scorgiamo il primo camoscio che come si accorge dei nostri sguardi sparisce con due balzi tra gli alberi. Lo rivedremo ancora due volte prima dell'arrivo alla nostra meta, la seconda volta insieme (forse) alla sua compagna, tutti e due a guardarci negli occhi una trentina di metri sopra di noi,  per poi dileguarsi dopo pochi secondi.

Giunti all'eremo facciamo una sosta per una visita lampo all'edificio dove dimorarono, sembra nel nono secolo, gli eremiti Benigno e Caro e per verificare i tempi impiegati nella salita e il dislivello percorso. Poi, una volta riunito il gruppo, si riparte verso una vicina malga dalla quale si scenderà fino a Malcesine per chiudere il percorso ad anello di circa quattro ore.

Incontreremo ancora, tra gli altri, piccoli grappoli di fiori di un giallo intenso, forse rucola selvatica, e la bellissima rosa invernale bianca, molto comune nella zona. Prima di ritornare al punto di partenza facciamo una breve visita all'Aril, il fiume più corto del mondo che sorge a Malcesine e sfocia nel Garda 175 metri dopo.

L'esperienza ha compreso una buona prova sportiva senza nessuna rivalità, dove ognuno ha esercitato voglia di prevalere solo nei confronti di se stesso e delle proprie difficoltà, e, grazie allo straordinario contesto intriso di natura, storia e cultura, l'impressione è di avere vinto la gara per distacco.

Fonte: l'autore Giovanni Cigognini

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