Stramilano 2008: la leggenda dell’uomo più sudato del mondo

Una esperienza meravigliosa, ricca di ricordi e a distanza di dieci anni ancora i dolori alle gambe non passano...mai!

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(101 articoli pubblicati)
galera

"Per un nuovo miracolo italiano!"

La Stramilano 2008 l'ho conclusa nel tempo che avevo sperato di fare: 1 ora e 20 minuti precisi. 

Una bellissima esperienza per me che non avevo obiettivi di classifica e che ero lì, con altre cinquantamila persone che si rincorrevano, a godermi una mattinata di sole (che poi è sparito verso le 11 del mattino per poi riapparire nel pomeriggio quando ormai era troppo tardi!).

 La preparazione della mia performance (chiamiamola così...) è stata  piena di imprevisti

In dieci giorni ho aggiunto cinque chilometri al mio personale modello di allenamento.

Una preparazione condizionata come al solito dall'incubo tendinite che mi perseguitava da quasi due anni alla caviglia destra e che riappare grintosa ogni volta che volevo fare qualcosa. 

Oltre ai problemi infiammatori c''era  stato anche un fastidioso ascesso e la conseguente asportazione di un dente che ha comunque creato delle problematiche nuove al mio stile di corsa. 

Io ovviamente non sono un atleta, almeno nel senso in cui lo interpretavo quando arbitravo, ma sono un appassionato. 

La corsa serve per eliminare tossine e stress e , nel mio caso, per lenire il senso di colpa a tavola quando sollevo la pesantissima forchetta durante una sessione di pasta al forno! 

Ho corso in Croazia, in Sicilia, a Roma, in Toscana, in Inghilterra e anche in Finlandia anni fa (che freddo!). 

Diciamo che, quando infilo gli scarpini e corro,  segno il territorio (senza urinare per fortuna, come fanno i gatti). 

Amo le salite e sono più un corridore di cross che di strada, ma mi piace da morire la doccia dopo una mega sudata come quella di dieci anni fa.

In quella domenica delle Palme  di Aprile,  la mia giornata era iniziata alle 5 e 30, avevo la sveglia alle 7, ma l'ansia mi ha costretto a un risveglio anticipato. 

Mi sono allenato in lungo e largo nel letto alla ricerca del sonno perduto, ma non ce l'ho fatta. 

Alle 7 mi sono alzato, ho fatto la mia colazione calorica con toast con burro e marmellata e il caffè latte che ha causato rutti digestivi fino almeno alle 9 e 15. 

Ho preso il 16 (il tram della speranza) e mi sono recato per la punzonatura in Duomo vestito di rosso e in pantaloncini, con un freddo alle gambe assurdo e con tutti che mi guardavano con il pettorale indossato come se fossi un alieno! 

La punzonatura, questa sconosciuta, l'ho fatta alle 8 quando un tizio non ben identificato mi ha fatto un segno con l'evidenziatore sul pettorale. 

 La marea umana era impressionante, ero con Luca, un mio amico calabrese che lavorava in radio con me. 

Ci siamo fatti quattro risate fino al colpo di cannone giunto alle 9 precise, dopo il commovente discorso di Gianni Morandi e la sua incoraggiante canzone "Uno su mille ce la fa!", diciamo indovinata per la corsa che stavamo per fare che induceva all'ottimismo. 

Partiti e subito la prima grossa difficoltà: uscire dalla mischia alzando il ritmo evitando di cascare di faccia dopo un inciampo! Nonostante i mille sorpassi vedevamo la marea umana di fronte a noi ingrossarsi e poi ho scoperto perché: la gente raggiungeva la testa della gara con autobus e tram ! Sensazionale!!!!! 

In men che non si dica sono arrivato con il gruppone in viale Tibaldi dove abbiamo fatto il primo meritato ristoro: dopo due Gatorade e una bottiglietta d'acqua, accompagnata da un "Buondì" spettacolare, sono ripartito. 

Ho pagato lo sforzo iniziale che mi ha fatto guadagnare parecchi minuti sulla tabella di marcia ma che mi ha fatto parecchio rallentare. 

I km diminuivano sempre di più, il dolore al tendine aumentava, ma il traguardo piano piano si è avvicinato. L'Arena civica era vicina, e dopo una assurda scalinata da fare (il colpo di grazia), iniziava la discesa fino al traguardo che arrivava dopo 1 ora e 20 precise! Il ritiro della medaglia di partecipazione (quasi un monumento ai caduti), il ristoro e il ritorno a casa in metro  Il giorno dopo, ero un po provato, 

Ho vinto la mia sfida contro gli imprevisti e la sfortuna. 

Sono arrivato sano e salvo a casa!

ecco
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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