Sport popolare: il giudice al “Bravio delle Botti” di Montepulciano – 2

Una domenica di fine agosto, correndo dentro un rito /La gara

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(35 articoli pubblicati)
Rotola la botte

Indossiamo le nostre casacche rosse con un drago sul petto, calzoncini, anch’essi rossi, e si esce sul corridoio, dalla porta del comune si intravede una piccola fetta di piazza, ma il brusio e l’aria gonfia d’attesa entrano fin qua. Un saluto con i figuranti, sconosciuti, ma come noi parte della stesso rito e poi è Piazza. Siamo sempre nel tratto riservato, si avvertono gli sguardi e le foto della folla. Ci incamminiamo col corteo verso la partenza, alla colonna (Ma è storta?) del Marzocco, dove sono incastonate sul selciato le otto griglie di partenza, quattro davanti e quattro dietro assegnate a sorteggio, uno sguardo per capire chi saranno i nostri uomini, e poi risaliamo per circa 150 metri, dove li aspetteremo e ci infileremo con loro in questa corrida tra botti.

Intanto ci scaldiamo in un giardinetto insieme agli spingitori, non so quante volte percorriamo il piccolo anello, ma ricorderò a lungo il rumore dei passi sul brecciolino, la gola secca, scherzando sulla gara per mitigare un po’ l’agitazione. Lasciamo quindi il giardino fuori le mura per dirigerci alla nostra postazione, risalendo il tratto tra il via e il punto dove anche noi entreremo nel Bravio. L’aria è più densa, le persone alla finestra, le telecamere pronte. L’arco è teso, manca poco. Dalla nostra partenza non vediamo quella vera, una semicurva la nasconde. Piano piano quasi silenzio nonostante la gente assiepata sulle scale della chiesa di fronte e un po’ ovunque. Un trattenere un respiro collettivo, attimi saturi ed acuti, una città intera ha lavorato un anno per questo momento, 16 spingitori (E tante altre persone), si sono spaccate gambe, braccia, polmoni e schiena per essere al meglio oggi. E ora eccoci, per circa 8 minuti un intero paese sarà senza ieri e senza domani, concentrato in un presente assoluto.

Lo sparo del via scuote tutti, partono le botti e cominciano le grida, la mia passa tra le prime quattro ed entro in gioco. Corro a fianco per gran parte della salita. Strada! Strada! E i “miei” due ragazzi si portano terzi. A freddo ricordo mille voci nelle orecchie, anche qualche parola definita, ma non il rotolio delle botti. Si va avanti relativamente tranquilli fino al tratto in pianura, qui si prende velocità e la strada si stringe, in questo punto mi sento come alla corsa dei tori a Pamplona pur non essendoci mai stato, si assottigliano i sensi, il tempo sembra dilatarsi per l’energia dell’attimo nonostante la velocità. Qua ci vogliono ancor di più occhi davanti, dietro e ai lati. Gridare strada è inutile, due botti appaiate non passerebbero.

Finito il tratto Pamplona la strada si riapre un po', una bella discesa, un tratto piano e i “miei” qua perdono un il controllo della botte, toccano un muro e sono sorpassati, non mollano però, e all’ingresso della porta in salita tengono duro, oramai le posizioni sono definite, rintuzzano un ulteriore attacco e si va verso la piazza stracolma. L’intensità delle grida è sempre più forte, c’è già un vincitore ma tutte le botti vengono lo stesso spinte dal tifo. Anche la mia va a sinistra sul sagrato del Duomo, a prendersi un bel quarto posto, e io mi fermo a destra a pochi metri, sciolgo definitivamente la tensione salutando gli altri amici giudici, quelli già arrivati e quelli che arrivano dopo.

Ora c’è rimasto da riferire al magistrato delle botti se abbiamo riscontrato qualcosa di strano.
Lo faremo nella sala del comune, con sindaco ed altre autorità, ma sarà una formalità dato che per fortuna non è successo niente, e dopo la nostra deposizione verrà comunicata alla piazza l’ufficialità del risultato. Ora possiamo rilassarci, lavare via sudore e pressione, per godere la cena in una delle contrade, concludendo così al meglio un’altra opportunità che la corsa mi/ci ha riservato: 10 podisti di diverse società, ma amici, e per una volta uniti anche dalla stessa casacca. Tornerò sicuramente, e spero di farlo ancora da Giudice, e, comunque sia, come torno torno, farò di tutto per ascoltare la botte che rotola.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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