Sport e Shoah: i giocatori che divennero vittime

Anche lo sport è stato colpito da uno degli avvenimenti storici più tristi del Novecento: la Shoah

di Elena Maida
Elena Maida
(122 articoli pubblicati)
Auschwitz Survivor Leon Greenman 98288 A

Non dimenticare. Non dimenticare ciò che è successo per non ripetere gli stessi errori commessi nel passato. E' la Shoah che non deve essere dimenticata, uno dei momenti più bui della storia dell'umanità che ha colpito anche il mondo dello sport. E a essere vittime del più grande genocidio della storia, ci sono stati anche giocatori

Il regime nazista aveva un'idea spartana di sport ponendosi in netta contrapposizione con l'ideale ateniese, considerando il popolo di Davide non idoneo alle attività fisiche. Nel 1898, a Basilea Max Nordau al congresso sionista dello sport semita sottolineò l'importanza di creare una nuova forza ebraica. Si era lontani dal totalitarismo, nel 1909, quando a Vienna, venne accolto il messaggio di Nordau dallo Sport Club Hakoah, avente una squadra di calcio e di nuoto.

1936. Un anno cruciale: l'anno delle Olimpiadi a Berlino. Anno in cui Ruth Langer, Locie Goldner e Judith Deutsch, nuotatrici della squadra di nuoto dell' Hakoah si rifiutarono di partecipare ai Giochi nazisti. Proprio in questa occasione, la Germania, pur di vincere ogni singola gara, schierò uomini al posto di donne. 

Intere squadre di calcio vennero ridotte e cancellate: è stato il caso dell'Hakoah. Divenne campione d'Austria nel 1925, ma nel 1938,  la Federcalcio viennese gli confiscò i trofei vinti e cancellò dall'albo d'oro tutti i risultati ottenuti; molti calciatori vennero mandati nel lager di Theresienstadt. Le ultime immagini ritraggono i ragazzi in una partita contro una formazione delle SS. Una partita simile fu disputata tra i carnefici delle SS e la squadra dei Sodderkommando (ebrei addetti alla pulizia dei crematori). 

Lo sport ebbe un ruolo centrale nell'ideologia nazista divenendo anche un momento di vita quotidiana nei lager. Si trattava di sfide o morte come le caso del pugile italiano Leone Efrati che veniva tutelato dai propri aguzzini solo per massacrarlo sul ring, fino a quando morì, con i guantoni in mano, nel lager di Neuengamme , il 16 aprile 1944. 

Anche le donne furono vittime: è il caso dei Giochi di Amsterdam quando quattro atlete ebree olandesi vennero uccise per aver vinto una medaglia d'oro, o il caso di ventuno atlete cecoslovacche. Tra le altre vittime ci sono Julius Hirsch (primo ebreo ad essere convocato nella Nazionale tedesca) venne deportato ad Auschwitz dove morì, o Arpad Weisz che nel 1938, a causa delle leggi razziali, fu costretto ad abbandonare l'Italia. 

Alcuni riuscirono a salvarsi grazie alla libertà. Ne sono un esempio Ferdinando Valletti, calciatore del Milan, che riuscì a ritornare da Mauthausen o Karoly Karpati che era stato rinchiuso nel campo di Nadvirna.  

Ricordare queste vite, queste storie, ci devono far riflettere su quanto orrore sia stato commesso. E si ha la speranza che il mondo possa prendere una piega diversa e che nulla possa più ripetersi. 

Fonte: l'autore Elena Maida

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