Sagan contro tutti: la rivincita del vero campione

Lo slovacco conquista Roubaix nell'unico modo per lui possibile. Dominando.

di Paolo Gavarone
Paolo Gavarone
(23 articoli pubblicati)
peter sagan

Il ciclismo è l’unico sport di squadra dove vince uno solo. O forse l’unico sport individuale dove conta la squadra.
Non c’è una risposta in realtà e la stagione 2018 conferma entrambe le considerazioni. Ed ancora una volta la Parigi Roubaix si conferma corsa paradigmatica in questo senso. Il duello atteso era quello tra la squadra dominatrice delle Fiandre e il corridore più talentuoso di quest’epoca.  La Quickstep si presentava dopo aver vinto quasi tutto il possibile in Belgio. Peter Sagan, con la vittoria nella Gand Wevelgem, ma anche con la delusione di Fiandre e Sanremo dove, come succede da un po’ di anni a questa parte, si era presentato da stra-favorito.

“Sagan contro tutti” è ormai diventato il titolo che si può adattare alle classiche monumento di primavera da qualche anno a questa parte. Ed essendo lo slovacco un fenomeno ma non un supereroe, ne era uscito spesso sconfitto. 22 partecipazioni tra Sanremo, Fiandre e Roubaix e solo una vittoria, La Ronde 2016. Tre mondiali e le centinaia di vittorie iniziavano a fare meno notizia di questo scarso bottino.

A ripercorrere queste prestazioni dello slovacco si possono trovare avversari in forma stratosferica come Cancellara e Boonen nelle loro annate migliori, suoi errori tecnici, come ad esempio la volata persa con Ciolek a Sanremo, malasorte, come la caduta al Fiandre 2017, ma negli ultimi anni anche problematiche tattiche. Le sue prestazioni ed il suo indubbio carisma lo hanno fatto diventare il riferimento degli avversari. Sagan è il sorvegliato speciale ed è diventato difficile per lui attaccare. E gli è anche difficile rispondere agli attacchi dei suoi rivali, non avendo una squadra di altissimo livello e non trovando comprensibilmente collaborazione nel gruppo. Tutto ciò è ben esemplificato della Sanremo 2017 quando dopo aver dato spettacolo e spazzato via il gruppo si è ritrovato ad essere bruciato in via Roma da Kwiatkowski che gli era stato a ruota per tutti gli ultimi chilometri. Questo lo ha portato a correre spesso più coperto affidandosi alla sua potenza in volata. Ma correndo sulla difensiva sono spesso emersi i limiti delle sua squadra, incapace di controllare la corsa e gli attacchi avversari. La Quickstep ha sbancato il Fiandre attaccando e marcando stretto ogni tentativo di recupero. Nibali ha vinto magistralmente la Sanremo, anche approfittando del fatto che Sagan, senza più compagni di squadra, non avesse trovato nessuno che si facesse carico dell’inseguimento.

Per vincere non gli basta essere il più forte. Sagan è costretto a dominare e a non sbagliare niente tatticamente. La Roubaix l’ha vinta così come aveva vinto il Fiandre due anni fa. Ha preso tutti in contropiede, in particolare la Quickstep per una volta non attentissima. Ha sfruttato per quanto possibile il lavoro dei fuggitivi. Ha resistito sfoggiando una condizione che non sembrava appartenergli in questo momento. Ha vinto tornando ad attaccare, non preoccupandosi degli avversari. E la Bora-Hansgrohe è stata questa volta degna del suo capitano, in particolare con Oss e Burghardt preziosi scudieri di Peter sul pavè fino al suo attacco. Ha vinto da campione, facendo un altro passo nella storia del ciclismo.

       Sarebbe bello chiudere l’argomento Roubaix 2018 qui. Ma questa sarà per sempre l’edizione della tragedia di Michael Goolaerts. Le parole più belle sono state quelle dei suoi compagni. Era un ragazzo sempre sorridente che stava inseguendo il suo sogno. Ricordiamolo così, qualche attimo prima del settore di pavè di Viesly.               

Fonte: l'autore Paolo Gavarone

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