Quanto vale il Super Bowl per la Casa Bianca

Quei sessanta preziosissimi secondi che possono assicurare una nomination

di Jacopo Bianchi
Jacopo Bianchi
(4 articoli pubblicati)
nfl

Saranno i Kansas City Chiefs e i San Francisco 49ers a contendersi il Super Bowl edizione LIV, la finale della National Football League statunitense in programma nella notte tra domenica 2 e lunedì 3 febbraio all’Hard Rock Stadium di Miami.

Nelle finali di Conference della scorsa settimana Kansas City ha battuto 35 a 24 i Tennessee Titans mentre San Francisco ha avuto la meglio per 37 a 20 sui Green Bay Packers.

Per entrambe l’approdo alla finalissima rappresenta l’opportunità di riportare in bacheca il trofeo dopo molti anni: San Francisco ci riprova dopo sette stagioni e a un quarto di secolo dall'ultimo successo, Kansans City invece attendeva questo momento da 50 anni.

Ma la sfida, già interessante per la caratura dei contendenti (a detta dei commentatori, sono arrivate alla finale le due migliori squadre dell’anno), non sarà solo sportiva e non si disputerà solo sul campo.

Per la prima volta, infatti, anche la rincorsa alla Casa Bianca si giocherà – almeno in parte e per un pugno di secondi – nella notte del Super Bowl.

Michael Bloomberg, ex sindaco di New York in odor di nomination democratica, ha acquistato uno spazio pubblicitario di 60 secondi per trasmettere durante la diretta televisiva della partita un suo spot elettorale. Costo dell’operazione, secondo le indiscrezioni pubblicate dal New York Times. 10 milioni di dollari.

Una mossa che non ha però colto di sorpresa Donald Trump: anche il presidente in carica che punta alla rielezione ha prenotato il suo spazio  pubblicitario. Stesso importo (10 milioni di dollari) ma spalmato su due spot elettorali da 30 secondi.

Poche volte le campagne per le presidenziali hanno scelto il Super Bowl come vetrina: troppo alti i costi. Listini alla mano, quest’anno uno spazio pubblicitario di 30 secondi arriva a costare anche 5,6 milioni di dollari, cifra record che supera i 5,3 milioni della passata edizione.

Quasi sempre gli spot elettorali hanno imperversato nei palinsesti delle tv locali, soprattutto negli “swing states”, gli Stati chiave dove l’ago della bilancia non pende mai in maniera netta per uno dei due candidati.

Quest’anno, però, Bloomberg –magnate del settore della finanza e dei media – ha immediatamente dato un carattere nazionale alla sua campagna, scegliendo di non puntare sui quattro stati dove a febbraio si svolgeranno le primarie ma concentrando sforzi e risorse sul Super Tuesday del 3 marzo, quando si voterà in 14 stati.

Di qui la scelta di investire, e molto, sui sessanta secondi di spot durante il Super Bowl, tra i più seguiti eventi televisivi americani.

Fonte: l'autore Jacopo Bianchi

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