I primi voli dell’Aquila Eddie

La storia dell'eroe di Calgary '88 passa anche dal Colle di Tenda

di Paolo Gavarone
Paolo Gavarone
(18 articoli pubblicati)
eddie the eagle

       Si dice che l’immaginazione non abbia limiti, ma a volte ci sono storie che l’immaginazione non avrebbe mai potuto concepire. La storia di Michael Thomas Edwards, meglio noto come Eddie the Eagle, è una di queste. Un personaggio talmente incredibile che non poteva sfuggire agli sceneggiatori di Hollywood, ma talmente oltre il razionale che la sceneggiatura del film non ha potuto fare altro che ridimensionarne le vicende.

       Può un ragazzo senza particolari talenti atletici, nato in un paese senza tradizioni sciistiche, diventare protagonista di una edizione dei giochi olimpici invernali? Come poteva un ragazzo inglese con il fisico forgiato nei pub e affetto da grave ipermetropia ritagliarsi un posto nella storia di Olimpia? Come dice il sottotitolo del film, con il coraggio della follia.

       Il regolamento CIO, all’epoca, garantiva ad ogni paese la possibilità di presentare almeno un atleta in ogni competizione. Dove poteva avere qualche possibilità? Forte solo di alcune sporadiche esperienze sulle colline inglesi ed essendo votato alla ricerca dell’impossibile provò a cimentarsi il salto con gli sci dove la concorrenza in Gran Bretagna era inesistente. Eddie, deciso a raggiungere la gloria olimpica, non si lasciò intimorire dai rischi che questa disciplina comporta ed iniziò a girare il mondo per cercare di raggiungere un livello che gli permettesse di fare una figura almeno degna a Calgary e soprattutto di non rompersi l’osso del collo.

       Inizia qui la sua leggenda. Con i scarsi fondi a disposizione va a Lake Placid, poi in Finlandia, in Austria, in Germania cercando di mantenersi con lavori saltuari. Con i suoi occhiali spessi sotto la maschera, il peso fuori dagli standard della disciplina e la tecnica approssimativa arrivò però a partecipare alla Coppa del Mondo e quindi a conquistare l’agognato pass per le Olimpiadi. Lì successe l’imprevedibile. I risultati furono quelli previsti, ovvero pessimi, con distacchi abissali anche dal penultimo. Ma la simpatia del personaggio e queste sconfitte nettissime e clamorose attirarono pubblico e stampa sportiva. Ogni suo salto diventò un evento e Eddie The Eagle diventò uno dei personaggi di quella edizione. Si narra addirittura di Reagan che interrompe una riunione per vederlo saltare. Addirittura venne citato dal presidente del Comitato Organizzatore nella cerimonia di chiusura: “alcuni hanno vinto medaglie, battuto record… altri addirittura volato come un’aquila”. 

       La storia di questo splendido loser ha però un incipit che pochi conoscono. Cercando di sfuggire alla calura e al caos della Riviera di Ponente mi sono ritrovato dalle parti del Colle di Tenda, in quel tratto di Alpi che si divide tra Liguria, Piemonte e Francia. Nel rifugio Le Marmotte, ho notato una foto autografata dell’aquila Eddie. Ebbene, se Hollywood volesse fare un prequel, dovrebbe partire da qui. Il giovane Eddie, allora studente, fece qui le prime esperienze su piste vere e, finiti gli studi, tornò ad accompagnare comitive di sciatori inglesi, improvvisandosi (tanto per cambiare) skiman e maestro di sci. Un'altra foto lo immortala in volo. Il dosso non è il trampolino di Calgary. Ma il volo è già quello dell’aquila. Con tutto il coraggio, la follia e la mancanza di ragionevolezza che servono a raggiungere l’apparentemente impossibile.

Fonte: l'autore Paolo Gavarone

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