Per finire primo, devi prima finire

Compie 46 anni uno degli “underdog” più famosi dello sport: Steven Bradbury.

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(33 articoli pubblicati)
Steven Bradbury

Compie 46 anni uno degli “underdog” più famosi dello sport: Steven Bradbury. Underdog è il “perdente in partenza”, quello che nelle quote delle scommesse finisce sotto la voce “altro”. Lui invece ha vinto addirittura un oro olimpico, diventando anche un modo di dire: “Doing a Bradbury”, imporsi quando nessuno se lo aspetta, in modo clamoroso quanto insperato. Il suo luogo del destino, si chiama Salt Lake Ice Center, ma soltanto per i 17 giorni delle Olimpiadi invernali del 2002. Dal 1991 al 2006, è un palazzetto dello sport che si chiama invece Delta Center.

Lo short track è la specialità del nostro underdog: una gara di velocità su ghiaccio in pista corta (111,12 mt), rispetto a quelle su pista lunga presenta curve più strette, non prevede corsie, e i contatti sono frequenti. Nei 1500 metri il buon Steven esce al secondo turno, va meglio nei 1000, dove vince la prima batteria e si ritrova ai quarti. Bragagna pone Bradbury un gradino sotto gli altri concorrenti, durante la presentazione, se la giocano: lo statunitense Apolo Ohno, il canadese Marc Cagnon e  il giapponese Naoya Tamura. Fino all'ultima curva dell'ultimo giro ha anche ragione, Bradbury insegue il terzetto tagliato fuori, quando un contatto tra Gagnon e Tamura fa scivolare quest'ultimo a terra, Steven è terzo al traguardo, ma l'impatto viene sanzionato con la squalifica del canadese, ed ecco che si aprono le porte della semifinale. Per un australiano essere qui è un mezzo successo. È uno sport dove primeggiano canadesi, statunitensi e alcune nazioni asiatiche come Cina, Giappone e Corea del Nord.  
In semifinale infatti trova Kim Dong-Sung (Corea del Sud), Mathieu Turcotte (Canada), Li Jiajun (Cina) e Satoru Terao (Giappone), dopo un giro viene già dichiarato fuori dalla lotta, ma nel rettilineo prima della chiusura il coreano cade, il cinese scivola e si porta via il canadese, il giapponese è primo e l'australiano è secondo. Poi il giapponese viene squalificato, Bradbury entra in finale da primo!

La finale sembra una barzelletta: ci sono un cinese, un americano, un coreano, un canadese e un australiano. Parte la gara, la quarta in due ore, che assegnerà le medaglie, e Steven sembra lì per caso, uno che passeggia tranquillamente sulla pista del ghiaccio senza infastidire gli altri. Ma gli altri si infastidiscono da soli, e alla curva conclusiva saltano in aria in quattro, passa Bradbury e sfila tranquillamente a fianco del gruppetto disteso. È medaglia d'oro, primo atleta dell'emisfero australe a riuscirci.
Steven non era a spasso.  Stava aspettando. Realisticamente si rese conto di non essere il più dotato, ma soprattutto di essere il più vecchio di tutta la competizione, e d'accordo col suo allenatore stabilirono questa tattica, sperando almeno in una medaglia.

Era abituato ad aspettare e sperare.  Da quando poco dopo le Olimpiadi di Lillehammer (Dove conquistò un bronzo a staffetta), si scontrò con Mirko Vuillermin, la lama dei pattini di quest'ultimo causò a Bradbury una profonda ferita all'arteria femorale, perse quattro litri di sangue rischiando la morte, occorsero 111 punti e diciotto mesi di riabilitazione. Non tornò ai livelli di prima, ma non abbandonò l'idea di continuare, in fondo in Australia lo short track non è tra gli sport più praticati, e riuscì sempre a conservare un posto in Nazionale.

Nel 2000, in allenamento, si frattura collo e due vertebre. Altra attesa, altre speranze. Fino al 16/02/2002, quando alla conclusione di un'incredibile giornata, sfila accanto ad un cinese, un americano, un coreano ed un canadese che scivolano sul ghiaccio. L'attesa è finita, nel modo più dolce ed impensabile, addirittura oro olimpico, che altro chiedere? Niente. Infatti Steven si ritira dall'attività, e già dai mondiali 2003 è a bordo pista come commentatore. «Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario».

To finish first, you must first finish
Juan Manuel Fangio

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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