Pantani, il tuo giallo non sbiadisce

Ricordando il trionfo del Pirata al Tour de France di 20 anni fa

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
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RADSPORT TOUR DE FRANCE 1998 240798

Sabato 7 luglio prenderà il via da Noirmoutier-en-l'Île l’edizione numero centocinque del Tour de France, la corsa a tappe più celebre del mondo, che si snoderà lungo le strade francesi per un totale di 21 tappe e 3351 km, concludendo il suo carosello il 29 luglio a Parigi, nella consueta cornice degli Champ-Elysees.

E' il ventennale dalla edizione 1998, nella quale Marco Pantani trionfò a distanza di trentatré anni dalla vittoria di Felice Gimondi, nel 1965, ultimo italiano a trionfare prima del Pirata di Cesenatico.

Mi appassionai al ciclismo dopo la vittoria di Franco Chioccioli al Giro d’Italia 1991.

 “Coppino”, così soprannominato perchè le sue sembianze richiamavano clamorosamente quelle di Fausto Coppi, vinse a sorpresa contro tutti i pronostici, che vedevano Gianni Bugno, maglia rosa uscente, favoritissimo.

Fu allora che iniziai, tra gli altri, ad amare anche questo sport, ed in particolare ad entusiasmarmi fino alla viscere per gli scalatori.

Dopo Chioccioli, venne Claudio Chiappucci, e infine nel 1994 , al termine di un bellissimo Giro d’Italia, il mio cuore fece un sobbalzo e parve esplodere per le imprese di un ragazzo romagnolo che in bicicletta sembrava volare: Marco Pantani.

Il Tour del 1998 doveva essere per lui una elegante passerella, in quanto era reduce da una formidabile vittoria al Giro.

Non poteva mancare il vincitore della corsa rosa al via de “la Grande Boucle”, così Pantani dopo molte titubanze decise di prendere il via alla corsa, partecipare a qualche tappa e provare magari a vincerne una, se "la gamba" l’avesse permesso; poi tornare a casa, rinviando l’assalto alla maglia gialla alla stagione successiva.

I programmi del Pirata vennero sconvolti dalla repentina morte dI Luciano Pezzi, dirigente della Mercatone Uno, squadra per la quale Marco gareggiava, e che era per lui come un secondo padre.

Pezzi teneva moltissimo alla vittoria nel Tour de France, Pantani arrivò in Francia con una condizione a dir poco approssimativa, quasi non si era più allenato dopo la conquista della maglia rosa, ma voleva onorare al meglio la memoria del patron della Mercatone Uno, garantendo quantomeno la sua presenza nella corsa che il dirigente amava così tanto.

Pantani cominciò malissimo, nel cronoprologo quasi passeggiò, e anche nelle tappe successive accumulò diversi minuti di ritardo dal leader della corsa, Jan Ullrich.

Il tedesco della Deutsche Telekom, già vincitore nel 1997, pareva senza rivali e destinato a una scontata riconferma sul gradino più alto del podio, a Parigi.

Man mano che le tappe passavano però, la superficiale "ruggine" che aveva intaccato la condizione fisica di Marco Pantani, venne rimossa dai chilometri che si susegguivano giorno dopo giorno sotto le ruote e tra le pedalate della bicicletta del campione di casa nostra.

Fino alla tappa de Le Deux Alpes, quando sotto la pioggia, con una azione partita da lontano, il Pirata stacco Ullrich di nove minuti, vincendo la tappa e conquistando la maglia gialla, che avrebbe tenuto fino al termine della corsa.

Una azione così sfrontata, quasi arrogante solo a pensarla, ma sublime nel suo prendere forma chilometro dopo chilometro, salita dopo salita; eravamo tutti così vicini al televisore che ci pareva di sentire in faccia la pioggia.

Tutti in piedi tra il divano e la tv, incapaci di stare fermi, facendo calcoli man mano che il vantaggio di Pantani sul tedesco aumentava.

Cercando di spingerlo, sempre più su, sempre più in là, sempre più vicino a un sogno, tutti vittime di una febbre, gialla come la maglia del leader del Tour.

Gli organizzatori francesi anni dopo si “dimenticherrano” di lui, non invitandolo più alla corsa quando Marco rimase coinvolto nella torbida e controversa vicenda di Madonna di Campiglio, al Giro d’Italia 1999.

Per quel che può valere, nei miei sogni di tifoso nessuno ha preso il posto che fu del Pirata , in cima al crinale che porta al mio cuore, la maglia gialla è sua per sempre.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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