I nuovi mondiali di tennis e rugby, un bene per i due sport?

La Coppa Davis è cambiata radicalmente, il rugby vuole promuovere la World League. I pro e i contro di tornei simili di sport diversi

di Ruggero Canevazzi
Ruggero Canevazzi
(2 articoli pubblicati)
Coppa Davis Australia - Repubblica Ceca

Da una parte il tennis, sport individuale per eccellenza: in campo non c’è nemmeno il sostegno del coach. Dall’altra il rugby, dove senza 15 giocatori uniti come un sol uomo non si va da nessuna parte. Due sport lontanissimi ma che si stanno curiosamente avvicinando alla luce delle due nuove competizioni per squadre nazionali. L’ITF ha già approvato una riforma radicale della Coppa Davis: un turno preliminare a eliminazione diretta con la logica casa/trasferta seguito da una fase finale nello spazio di una settimana e in sede unica (nel 2019 e 2020 a Madrid), con 18 squadre divise in sei gironi da tre. Le sei vincenti e le due migliori seconde giocano i quarti di finale. I vertici di World Rugby, in primis Agustin Pichot, hanno proposto un torneo al posto di dei secolari tour nei due Emisferi, la World League. Le migliori 12 squadre verrebbero divise in quattro poule da tre, con le vincenti in semifinale. Questo “secondo Mondiale” si giocherebbe un anno al nord e uno al sud. Finora con Davis e test-match a giugno e novembre le sfide erano in sedi e momenti diversi. Ora invece si va verso l’accentramento di competizioni che hanno fatto della distribuzione geografica il loro marchio di fabbrica. Favorirà la crescita dei due sport oppure no?

Il tennis ha rinnovato un torneo centenario per rivitalizzarlo, essendo quasi ignorato dai giocatori più forti, il rugby vorrebbe un torneo che porti fan, sponsor e tv. Lo stesso obiettivo della nuova Davis, che coi migliori attratti da un montepremi di 20 milioni di dollari e meno partite sarà l’imperdibile Coppa del Mondo di tennis. Un Mondiale annuale di rugby appassionerebbe i tifosi più di partite singole di grande fascino ma prive di un trait d’union. Gli All Blacks che perdono un test-match con l’Irlanda è una grande notizia per tutta Ovalia, ma se questa sconfitta avesse riflessi sull’esito di un torneo l’emozione sarebbe ancora più grande. Con la World League, i rugbisti giocherebbero meno match in calendari molto fitti: ogni squadra disputerebbe due partite della poule ed eventualmente semifinale e finale, mentre oggi i tour prevedono in tutto sei o sette match. Con la nuova Davis, i tennisti avranno un minor impegno durante l’anno rispetto a quattro turni magari a ridosso di tornei dall’altra parte del mondo e su superfici completamente diverse.

Come rovescio della medaglia, nel tennis i Paesi meno importanti potrebbero risentire di una formula che lascia solo un turno con la logica casa/trasferta, che per molte nazioni è l’unica occasione nell’anno per avere tennis professionistico. Come potranno i tennisti e gli appassionati di questi Paesi misurarsi con un livello superiore? Stesso discorso per la World League, che darebbe meno sfide di alto livello ai Paesi di seconda fascia, con conseguente cristallizzazione del movimento mondiale. Se il Giappone o la stessa Italia (il cui presidente Gavazzi guarda caso si è detto da subito contrario) avessero meno match contro All Blacks o Inghilterra, i rispettivi movimenti avrebbero meno incassi da grandi eventi, minori miglioramenti tecnici dei giocatori, minor interesse dei tifosi. Le squadre di seconda fascia, insomma, rischierebbero più di oggi di restare tali. Inoltre con la Davis in una sola città, gli appassionati si sobbarcherebbero una trasferta magari molto lontana, mentre la vecchia insalatiera portava ovunque grandi sfide. Oltre al rischio di perdere l’atmosfera che ha sempre contraddistinto la Coppa: con la fase finale in sede unica il pubblico potrebbe essere in gran parte neutrale. Nella World League, riducendo le partite e le squadre rispetto ai tour, meno tifosi potranno godersi dal vivo le sfide internazionali di maggior livello. Il tifoso italiano che fino a oggi poteva seguire a Roma Italia-Australia ora dovrà spostarsi magari dall’altra parte del mondo.

Due tornei dal grande fascino che attirano i migliori, suscitano grandi emozioni e creano business, ma col rischio di aumentare le distanze fra i Paesi più forti e gli altri. Cosa privilegiare?

Fonte: l'autore Ruggero Canevazzi

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