Una favoletta non a lieto fine: l’Italia piange i morti di Genova

Un paese vecchio, nato nel boom degli anni 60 nelle sue grandi opere, ha bisogno di urgente rinnovamento. Vicinanza alla città ligure da parte di tutto il mondo

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(318 articoli pubblicati)
Genova

In genere scrivo sempre con una certa ironia e leggerezza, ma oggi non me la sento.
La tragedia di ieri, 14 agosto 2018, sul Ponte Morandi (la Camionale per molti liguri e Brooklyn per altri), è stata un qualcosa che ha colpito prima lo stomaco che il cuore.

Io ho percorso i primi tratti della mia vita fuori dalla mia amata Sicilia nel 1991, dopo la scomparsa di mio padre, proprio là. In via Tonale 2/21, proprio a due passi da quel maledetto ponte che vedevo ogni giorno.

Sempre incasinato, pieno di camion, con lavori che non finivano mai e con persone che prendevano quella strada per andare al rumorosissimo aeroporto di  Cornigliano.

Quel ponte l'avrò percorso in auto, fino a qualche giorno fa, migliaia di volte ma, rispetto a molti genovesi che lo contestavano e si opponevano ritenendolo pericoloso, non ho mai avvertito quella paura tipica di chi, appunto, crede che ci sia un pericolo.

Tutto il mondo, anche quello dello sport ma non solo, si è unito di fronte a questa immane tragedia che ha colpito il capoluogo ligure. 

Un incredibile serie di sfortunati eventi? Direi di no!

Molti allarmi erano stati sollevati prima (in molte sedi) ma la mania tutta italiana di porre veti, di dire no (perché opere sono inutili, perché si spendono soldi), ha causato il disastro.

Per chi vive o ha visto Genova, conosce una realtà tipica di quelle città in cui mare e montagna sono di fatto attaccati: strade strette, poche possibilità di fuga, un certo vittimismo e soprattutto un notevole immobilismo nell'innovare e nel rinnovarsi, anche se stessi.

La città ligure, come a dire il vero molte altre in questo nostro Paese che cade a pezzi, è l'emblema di questa mancanza di voglia di modernizzarsi o di reagire agli eventi.

Alluvioni, tragedie di ogni tipo, colpiscono da anni la Liguria: abusivismo e permissivismo selvaggio, costruzioni su fiumi  o su un terreno argilloso, e  una certa tendenza a non volere spendere o spendersi per cambiare le cose.

I responsabili non verranno mai individuati, o se lo saranno potranno essere usati per una penosa e disgustosa battaglia politica.

Già lo vedo il futuro, dopo l'abbattimento del resto del ponte (che va fatto SUBITO perché tutta la struttura presto cederà completamente): per decine di anni la città della Lanterna subirà dei problemi di ogni genere sia nel traffico sia nell'impatto che avrà sull'urbanizzazione del luogo.

Tutto ciò deve fare riflettere. 

Se volete  vi faccio notare una cosa: l'Italia che abbiamo oggi è quella nata nel boom economico degli anni 60, quindi ha quasi sessanta anni.

E' un paese di vecchi (dirigenti) e senza idee di rinnovo. Anzi adesso sembra che si torni quasi al Medioevo.

Invece di chiudere i porti, perché non chiudiamo i ponti?

Lo so, è una provocazione, ma questo Paese diffida del progresso compresso da ambientalisti che tutto fanno tranne che curare l'ambiente e pongono veti, fanno ricorsi al TAR e che bloccano, come molti altri (politici) che in base al vento che soffia rallentano o accelerano interventi che andrebbero fatti con una visione.

Ma la visione della politica non esiste. Esiste la cecità del sondaggio o dei selfie a prescindere. La follia inaccettabile dei social che sono un mostrare parole e aria fritta, e che non producono nulla.

Invece di scrivere online (lasciate questo compito a noi che abbiamo il diritto di critica), voi dovete fare seguendo un bene comune: la sicurezza dei cittadini.

Che non è quella sbandierata da personaggi in attesa del consenso di un gruppo di ignoranti che purtroppo dominano la scena. 

E' il momento di dire SI, alle opere nuove, a un rinnovamento necessario.

Genova si ripeterà ancora in forme diverse, e occorre una politica seria e colta per capire che il futuro si costruisce dal passato. Che spendere soldi si chiama investire e non sprecare. 

Abbiamo strade che cadono a pezzi e l'emergenza è l'immigrazione.

Questa cosa non la capirò mai.

Scusate.

Unica cosa certa: sono vicino ai genovesi. Sarà davvero dura rialzarsi e ci vorrà tempo!

This handout picture provided by the Ita
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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