Il pallone, la sfera che corre

Un eroe romantico che ha resistito al vigoroso scalciare dei sogni

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(1 articoli pubblicati)
Pallone

Stamattina, mentre correvo intorno al parco, ho notato, adagiato accanto a un pino, un vecchio pallone abbandonato. E ho provato, inaspettatamente, una sensazione particolare. Una pena forse quasi esagerata o forse no, che è sfociata, in un attimo, in malinconia. Il pallone, la sfera che corre. Chi non se lo è mai ritrovato fra i piedi si è sempre domandato: ma come fanno ventidue persone a stargli dietro e impazzire per lui, per novanta minuti, all'interno del rettangolo di gioco? Difficile da spiegare, lo si comprende solo se lo si è vissuto.

Che ci sia sole, vento o pioggia non fa differenza. Il pallone non dice mai di no. È sempre lì, pronto a farsi calciare. Subisce, insomma, di sana pianta: calci e rilanci e pugni e smanacciate del portiere. Un oggetto apparentemente così fragile e solitario che deve possedere una specie di cuore davvero grande, per sopportare una buona dose di violenza, inferta di pura gioia. E forse ce l'ha, un cuore grande, il pallone. Perché i più piccoli lo domandano a Babbo Natale e i ragazzi ne scelgono e acquistano più di uno e gli atleti, quando in partita fanno due o tre gol, se lo portano a casa e chi sta in curva a fare il tifo, se per caso se lo trova fra le mani a causa di un tiro maldestro, se lo piglia e se lo porta via con sé. Conterà pur qualcosa, questo, no?

Tutti, fin dalla tenera età, ne abbiamo posseduto uno. C'era il biberon, il girello e i pupazzi. E poi il pallone. Al quale il bambino dapprima darà calcetti e crescendo poi li darà sempre più forti e il pallone se li farà dare finché non finirà a pezzi per poi, malconcio, essere buttato via. E dunque, cari ragazzi, su quest'ultimo punto è necessario riflettere. Mi riferisco a voi, che passate ore e ore a prenderlo a calci e a sognare. Quando il vostro migliore amico diverrà vecchio e malconcio, non lasciatelo morire ai piedi di un pino all'interno di un parco. Conservatelo in un angolo della stanza o fra gli scatoloni in mansarda e ogni tanto dategli un occhiata. Ricordatevi che, come voi e insieme a voi, il pallone ne ha visto di tutti i colori. Come quella volta che è finito sopra l'albero e ci si è dannati per riprenderlo. Come quelle volte che si infilava sotto le auto e si doveva strisciare sull'asfalto per riacciuffarlo. Come quando in spiaggia finiva in mare e la corrente lo spingeva al largo e ci si tuffava tutti, allegri e spensierati, per riportarlo a riva e riprendere il gioco, sentendoci più felici che mai. 

Ecco, rispettatelo, il pallone. Rammentate che in fondo non è che un eroe romantico che ha resistito al vigoroso scalciare dei sogni. Un compagno di gioco silenzioso che ha fatto parte, con dignità estrema, di un pezzo importante della nostra vita.

Abbiatene cura, quindi, e accompagnatelo fino alla sua ultima corsa. E fatelo con amore. In fondo, se lo è meritato.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

DI' LA TUA

1
1 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

  1. Lewis_Fucile - 23 ore

    Bellissimo articolo. Emozionante. Commuovente. E ben scritto. Grazie!

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.