Filippo Tortu, un ragazzo come tanti che corre velocissimo

Dalla Brianza a Madrid, abbattuto il muro dei 10 secondi

di Mino Deiaco
Mino Deiaco
(55 articoli pubblicati)
IAAF Golden Gala Pietro Mennea In Rome

In un anno dove lo sport italiano ancora si lecca le ferite perché sta vivendo un’estate senza il calcio ai mondiali, quasi a sorpresa un ragazzo “normale”, a cui piace correre, regala una pagina storica allo sport. Questo ragazzo è riuscito, prima volta per un italiano, a correre i 100 metri piani, in 9,99, infrangendo il muro dei 10 secondi e battendo il record di Mennea che resisteva da quasi 40 anni.

Dicevamo a sorpresa; si perché ormai alcuni sport, e l’atletica rappresenta uno di questi, sono trascurarti sia dal punto di vista mediatico che di investimenti. Ormai è chiaro che ci sono sport che viaggiano su un binario ad altissima velocità dove  alcune volte è più importante il volume d’affari che si determina rispetto addirittura al risultato sportivo stesso. Altri sport invece, dove le risorse sono pochissime, ma si privilegia ancora l’aspetto sportivo, si cercano di insegnare valori come la cultura del lavoro unita al sacrificio e il risultato sportivo rimane importante ma non è l’unico obiettivo da perseguire. Non è un caso, quindi, che questo giovanissimo italiano proviene proprio dall’atletica che negli anni moderni è stata sempre più messa ai margini dalla politica dello sport italiano.

Il ragazzo “normale” protagonista di questa impresa è Filippo Tortu e questa è la sua storia.

Ha iniziato da piccolo giocando a basket sul campo dell’oratorio di Costa Lambro, frazione di Carate Brianza. Tuttavia, nelle fibre dei muscoli di Filippo Tortu, 20 anni appena compiuti, non covava il Dna del cestista, ma quello dello sprinter. La carriera sportiva del giovane brianzolo che ha appena infranto il record italiano dei 10 secondi sui 100 metri è iniziata così, inseguendo una palla a spicchi su un campetto periferia. Poi, un po’ alla volta, complice anche il passato da centometrista del padre, ha iniziato sgambettare sulle piste di atletica, ma sempre senza esagerare, senza mai perdere di vista lo studio e gli amici di sempre.

Quella di Filippo è stata una crescita graduale come atleta e come ragazzo, contraddistinta e accompagnata da normalità e spensieratezza. Il segreto del suo successo è proprio nella normalità e nella totale assenza di stress col quale affronta ogni prova.  Filippo non ha tatuaggi e nemmeno piercing e non ostenta abbronzature da isole caraibiche.

La scuola, che per molti giovani atleti rappresenta una spina nel fianco, è invece per Filippo un punto di forza. I primi due anni di superiori al collegio Ballerini di Seregno, poi il triennio e il diploma al collegio San Giuseppe di Monza, dove i professori sono riusciti a coniugare le esigenze didattiche con quelle sportive. E anche adesso, che tutti lo chiamano il nuovo Mennea e che attorno a lui sta succedendo letteralmente di tutto, sembra non avere perso un grammo di quella normalità.

Ecco Filippo questa normalità deve essere il tuo cavallo di battaglia, deve essere la spinta che ti fa correre sempre più veloce, conservare e preservare questa normalità è la sfida più difficile da vincere. Ora tutti ti cercheranno, sarà difficile mantenere l’anonimato. In questa era dove tutto va veloce, più veloce del tuo record, il rischio è quello di farsi distrarre e correre su delle piste che con l’atletica c’entrino poco.

Il mito italiano che hai battuto, Pietro Mennea, deve essere per te, non solo modello sportivo a cui ispirarsi, ma anche uomo che è stato capace sempre di essere un professionista esemplare, modello per tanti giovani.

Noi leggendo la tua storia siamo certi che questa sfida la puoi vincere. Perché se il tuo record è già nella storia dello sport, il nostro augurio è quello, che anche tu possa essere ricordato come il ragazzo normale che corre su un binario che solo i grandi uomini vedono, uomini normali, uomini veri.

Fonte: l'autore Mino Deiaco

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