La Serie A femminile chiude i battenti e crolla ancora nell’incertezza

Oggi più che mai bisogna credere in queste talentuose giocatrici per evitare che l’entusiasmo dell’ultimo mondiale si trasformi nell’ennesima chimera.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(16 articoli pubblicati)
nazionale femminile di calcio

La Serie A femminile si ferma così, nell'indifferenza, dopo quella qualificazione ai quarti dell’ultimo campionato mondiale in grado di accendere le luci su uno sport che, in Italia, non aveva mai goduto di particolare attenzione. Niente scudetto per la prima classificata, la Juventus, Champions alla Fiorentina, a discapito del Milan svantaggiato dall'algoritmo, retrocessione in Serie B per Orobica e Tavagnacco, promozione in A per Napoli e San Marino. Con dei semplici dati cala il sipario su queste giovani atlete, aspiranti professioniste, illuse dal maggiore interesse dimostrato appena un anno fa e oggi nuovamente relegate alla loro posizione secondaria.

Attenzione, il nodo da districare non era dei più semplici: se infatti da una parte le giocatrici concordavano nel rifiutare la formula dei playout e dei playoff a sei squadre, in quanto stridente con ogni principio di meritocrazia, dall'altra non condividevano una posizione solida in merito alla possibilità di tornare o meno in campo. Risultato: un nulla di fatto, che ovviamente contribuisce a frenare la promozione di questo sport anche su scala locale, se pensiamo a quanto entusiasmo abbia generato l’ultimo mondiale, in seguito al quale il numero delle iscritte alle scuole di calcio è sicuramente aumentato. Ancora più difficile appare, oltretutto, l’avvicinamento al riconoscimento di un valore, se non pari, quantomeno più vicino a quello degli strapagati colleghi maschi.

Perché infatti non sarà facile attirare l’attenzione di sponsor e media su un campionato che crolla nuovamente nell'ombra e nel silenzio. Ma sicuramente il lungo stop rischia anche di mettere in discussione la corsa al prossimo europeo, saltato al 2022 in seguito all'emergenza coronavirus. Proprio per quella nazionale, che risulta ad oggi la squadra femminile più seguita, dimostra oggi una certa preoccupazione la CT Milena Bertolini, che chiede a gran voce che si torni a giocare entro la prima quindicina di agosto, cosicché le atlete possano avere almeno un mese di partite sulle gambe e un’adeguata preparazione per le gare di qualificazione che inizieranno per le azzurre dal 17 settembre.

Nette e senza filtri sono però altre dichiarazioni più delicate, che gettano forte sconforto sulla reale considerazione e dunque sul futuro di questa categoria. La Bertolini esterna tutta la sua amarezza di fronte alla consapevolezza che solo due squadre, Juve e Milan, siano state messe dalle rispettive società nella condizione di allenarsi. Se infatti possono essere giustificati i quattro club dilettantistici, secondo l’allenatrice gli altri sei hanno dimostrato di non credere nel reale valore delle ragazze. Dunque –conclude- bisogna chiedersi quante realtà siano effettivamente disposte ad impegnarsi in questo progetto e quante, invece, siano solo interessate ad una banale e superficiale questione di immagine.

E probabilmente il dilemma è proprio questo: l’investimento nella parità di genere, o comunque nella lotta ad ogni forma di discriminazione, nel calcio come nella società, è davvero un tentativo di risolvere in profondità il problema o solo un modo di mettere a tacere le coscienze dietro una semplice vetrina di perbenismo? Siamo pronti ad ammettere che senza interventi ben più concreti si contribuirà solamente a nascondere l’incapacità di offrire a tutti le stesse basi per rincorrere il proprio futuro?

Purtroppo un campionato lasciato lì, a metà, nell'indifferenza generale, dimostra che tanto lavoro debba ad oggi esser fatto per cambiare prima di tutto una radicatissima mentalità. Perché queste giovani calciatrici non chiedono in fondo di essere considerate come i loro colleghi (con stipendi e visibilità annessi) dall'oggi al domani, cancellando d’improvviso tutto quel tempo in cui hanno goduto di poca considerazione. Chiedono quel minimo di impegno che basterebbe quantomeno affinché questa parità, col sacrificio, possano avere tutte le carte per dimostrarla.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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