La costanza del campione: Taylor immenso, quarto mondiale nel triplo

Nella terza giornata brilla ancora una volta la stella americana che, con una gara al cardiopalma, piazza l'acuto vincente. Ennesimo argento per Will Claye

di Mattia Gallo
Mattia Gallo
(22 articoli pubblicati)
Christian Taylor 29 anni

Nel 2020 avrà trent'anni, nel 2020 l'ipotesi ritiro ancora gli passerà nemmeno per la testa. Nel 2020 a Tokyo cercherà il suo terzo alloro olimpico. E ieri sera ci ha dimostrato che si avere le idee tremendamente chiare, mettendo dietro per la quarta volta il mondo.

Doha poteva essere il primo mondiale dove avrebbe potuto abdicare, magari proprio in favore di quel Will Claye ormai condannato all'argento in ogni grande rassegna. Quest'anno il migliore era stato proprio Claye che, a inizio anno, si era portato a 18.41m e che in Diamond League, ad esclusione della finale, si era diviso la scena con Taylor. Anche in qualificazione i favoriti sembravano altri, il portoghese Pichardo era quello che aveva saltato più di tutti, mentre al resto del lotto era bastata una qualificazione "tranquilla".

Poi ieri è arrivata la finale. Nel primo giro di salti Claye ha messo subito le cose in chiaro saltando 17.61 m che lo mettevano saldamente al comando, mentre Taylor falliva il primo tentativo facendo nullo. Al secondo turno Claye ribadiva le sue intenzioni portandosi a 17.72, nello stesso turno un atleta del Burkina Faso faceva capolino con tre balzi che lo avevano fatto atterrare a 17.46m, Hugues Zango, segnatevi questo nome perché, nel suo piccolo, ha riscritto la storia del suo paese portando a casa la prima medaglia in un mondiale. E Taylor? La situazione si fa seria, altro nullo.

Il terzo salto è un crocevia fondamentale. A Taylor viene chiesto il salto "in sicurezza" visto che solo i primi otto hanno diritto ad altri salti, figuriamoci a chi ancora non ha neanche una misura. Quindi, mentre solo Pichardo si migliorava, il campione fa il campione e tira fuori il coniglio dal cilindro: 17.42 e quarto posto provvisorio, alla faccia del salto in sicurezza. Sembra che comunque Claye possa festeggiare finalmenteil suo primo oro, al giro di boa della finale è saldamente al comando con il rivale di sempre a 30 cm.

Mai dare per finito chi finito non sarà mai. Mai dare per finito Christian Taylor. Dal quarto salto comincia un'altra gara, ormai messa al sicuro la sua finale può dare sfogo all'agonismo vero e puro, piazza un fantastico 17.92 che mette le cose a posto e gli consegna il suo quarto titolo iridato. Claye d'argento, Zango di bronzo.

Questo è Christian Taylor, la dimostrazione concreta del campione, capace di mantenere la concentrazione quando serve, capace di non farsi vincere dalla preoccupazione e dal nervosismo dei due nulli, che avrebbero rovinato definitivamente la gara. La dimostrazione concreta della costanza, a 29 anni è ancora il più forte, in potenza, tecnica e misure.

I quattro titoli mondiali, le sette Diamond League vinte e i due ori olimpici ci consegnano già un quadro assoluto della grandezza dell'atleta, ma la gara di ieri sera aggiunge quel pizzico di follia e rischio che il campione mette in pista. Dei due Taylor visti stasera non ce n'è uno preferito, sia quello che rischia fin da subito fino a cercare, costretto, la sicurezza sia quello che, ormai, di nuovo in gara, ha buttato il cuore oltre l'ostacolo e ha scalato le posizioni che gli restavano da superare. Entrambi devono essere d'esempio per spiegare ai giovani atleti che la tecnica è fondamentale ma non è tutto, a questa se non aggiungi dosi concrete di coraggio e follia non arriverai mai ad essere un campione.

Appuntamento a Tokyo 2020 dunque, dove andrà in scena l'ennesimo episodio della serie TV Claye va Taylor, da una parte colui che cerca un'agognata medaglia d'oro, dall'altra Christian Taylor, l'uomo che sapeva volare.

Fonte: l'autore Mattia Gallo

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