Johann Trollmann, la farfalla del ring uccisa in un campo nazista

Il pugile tedesco di origine sinti venne perseguitato per ragioni etniche dal regime di Hitler e morì durante la prigionia

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(30 articoli pubblicati)
trollmann

Alla maggior parte delle persone il nome di Johann Trollmann non dirà molto, ma la storia di questo pugile vissuto durante il periodo della seconda guerra mondiale è una narrazione esemplare da scolpire nella memoria collettiva di ognuno di noi per far sì che certe sciagure non accadano più.

Il Novecento però è stato il secolo breve funestato da ben due guerre mondiali.  Trollmann nacque nel 1907 in Bassa Sassonia (Germania) da una famiglia di etnia sinti. Il ragazzo di robusta costituzione era soprannominato sin dall'infanzia rukeli (albero in lingua sinti) mentre più avanti durante la propria carriera da pugile il nome che lo accompagnerà sara quello di gipsy (zingaro). Dopo aver vinto numerosi incontri regionali passò al professionismo nel 1929. 

Sin dalle origini ciò che contraddistinse Trollmann furono la velocità e la caratteristica "danza" sul ring effettuata con movimenti brevi e secchi che anticipano in qualche modo quello che sarà poi lo stile di Muhammad Ali. Questa tecnica, certamente rivoluzionaria per l'epoca, era in grado di spiazzare gli avversari e creare una sorta di mito attorno al nome di Johann Trollmann.

Affascinante anche al di fuori del ring la sua figura venne ben presto un mito anche per il pubblico femminile. Perché l'eleganza e la bellezza erano incarnazioni intrinseche del pugile tedesco. La presa del potere da parte del regime nazista nel 1933 fece sì che le cose cambiarono.

Il regime guidato da Hitler impose che anche la boxe venisse "arianizzata" e anche per Trollmann fu l'inizio di un periodo buio.

Durante il match per la disputa del titolo di campione nazionale dei mediomassimi del 1933 che opponeva Trollmann ad Adolf Witt, il pugile di origine sinti venne penalizzato dai giudici in modo evidente e dovette subire l'onta di vedersi tolta la corona di campione in carica per un millantato comportamento antisportivo.

Nel luglio sempre del 1933 gli fu offerta la possibilità di sfidare Gustav Eder (sempre per il titolo dei mediomassimi) ma vennero imposte a Trollmann pesanti regole quali quelle di tenere solo la guardia bassa e di evitare i suo caratteristici "balletti" pena la revoca della licenza professionistica e cosa più importante gli venne ordinato di perdere alla quinta ripresa. Trollmann decise di rispondere  da par suo presentandosi sul ring cosparso di farina e con i cappelli tinti coloro biondo platino in quella che doveva essere una caricatura dell'atleta ariano. Nonostante ciò però Trollmann perse l'incontro come impostogli.

Dopo questo incontro fu costretto a combattere incontri clandestini e la stretta della polizia nazista si fece sempre più opprimente. La Gestapo lo cercava per sterilizzarlo dato che era stata introdotta la sterilizzazione per tutte le persone di origini zingare.

Decise di divorziare dalla moglie per permettere a quest'ultima e alla loro figlia di cambiare cognome e mettersi in salvo mentre lui cercava di fuggire all'arresto, ma nel 1943 fu deportato nel campo di concentramento di Neuengamme.

Dopo un periodo di prigionia e di lavoro forzato in questo campo sarà trasferito nel campo di lavoro di Wittenberge dove le condizioni di salute di Trollmann miglioreranno un poco dopo essersi ammalato gravemente durante il periodo a Neuengamme.

Nel marzo del 1944 fu riconosciuto all'interno del campo da un kapò ed ex pugile di nome Emil Cornelius che volle sfidarlo. Trollmann sconfisse in modo agevole l'avversario e proprio questa vittoria gli sarà però letale dato che alcuni giorni dopo Cornelius ucciderà Trollmann in modo non del tutto precisato (non è chiaro se con una serie di badilate o con un colpo di pistola).

In queste poche righe ho cercato di racchiudere un racconto che meriterebbe ben più spazio ma sopratutto la storia di Rukeli Strollmann non andrebbe mai dimenticata inserendosi in quel flusso di storie capaci di segnare la Storia con la s maiuscola per far evitare che a ripetersi siano sempre gli stessi errori del passato.

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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