Je suis Koulibaly, l’importanza di esporsi contro il razzismo

Gli ultimi episodi avvenuti durante Inter - Napoli aprono uno scenario preoccupante e che non va affatto sottovalutato

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(120 articoli pubblicati)
FC Internazionale v SSC Napoli - Serie A

Quello che è accaduto l'altra sera a San Siro prima e durante Inter - Napoli è una pagina triste e oscura per il calcio italiano. Gli incidenti avvenuti nelle strade adiacenti al Meazza, la morte del tifoso interista e i cori razzisti rivolti a Koulibaly sono episodi che conducono nuovamente verso il buio l'intero movimento nazionale. Isolare i vari episodi non vuol significare  decontestualizzare ma con questo articolo chi scrive vorrebbe soffermarsi sull'intolleranza razzista "vomitata" addosso a Kalidou Koulibaly. Il difensore del Napoli è stato vittima di una vera e propria "persecuzione" fatta di insulti e cori beceri. 

La violenza (anche verbale) porta solo conseguenze negative e la politica e l'amministrazione calcistica dovranno riflettere bene e a lungo su quale strada traghettare il futuro di questo sport.  Chiudere le curve e gli stadi è una soluzione, ma sono tutti interventi che rappresentano la misura applicata in fase d'emergenza. Come spesso accade nel nostro paese si opera a posteriori quando l'intervento andrebbe fatto in anticipo. La tessera del tifoso, i biglietti nominali, l'inasprimento del DASPO sono tutte soluzioni adottate in passato e che hanno contribuito in modo importante ad arginare il problema ma spesso purtroppo accade che il problema stesso muti e si trasformi in qualcosa di più fuggevole.

I cori vergognosi ed irripetibili verso chi ha un colore di pelle diverso dal nostro o proviene da un'area geografica (anche regionale) diversa sono il culmine di un problema culturale. Spesso si è ridotto il tutto a semplice "fenomeno da stadio" e che una volta terminati i novanta minuti del match esso non lascia traccia, si è anche arrivati a sostenere che le persone che allo stadio intonano tali cori poi nella vita normale non li ripeterebbero mai. Il fatto di derubricare tutto ciò a semplice episodio di folklore è la giustificazione in mano ai violenti ed è un esercizio assai pericoloso e pernicioso. Limitarsi all'area dello stadio e non considerare che lo stadio è esso stesso parte della vita di tutti i giorni provoca un corto circuito che genera aria malsana e respirare aria inquinata alla domenica (o quando si gioca) intossica chi la respira anche suo malgrado.

Gli insulti razziali ( e l'insulto in genere) sono una delle cose più orribili che vi possano essere perché simboleggiano l'emblema della volontà di annichilire il destinatario dell'offesa stessa. Il calcio può reagire in molti modi ma l'importante è che lo faccia in modo compatto.  Un gesto per dare un segnale chiaro potrebbe ad esempio essere la ripetizione di quanto fecero i calciatori del Treviso nel 2001 che scelsero di dipingersi il volto di color nero in difesa del proprio compagno Omolade vittima di insulti razzisti nei match precedenti. Ma un gesto simile dovrebbe essere promosso da FIGC, Lega Calcio e società unite nella volontà di combattere i fenomeno e dovrebbe riguardare tutti i club di tutte le varie categorie professionistiche e non.

Altra azione a contrasto porterebbe alla possibilità di sospendere gli incontri al verificarsi di tali episodi, magari con una prima interruzione di qualche minuto che potrebbe divenire sospensione definitiva se alla ripresa del gioco i cori dovessero continuare. Le federazioni calcistiche non vanno lasciate sole nell'affrontare un problema che se non è ancora potrebbe diventare molto grave. La cultura (anche del rispetto) deve essere al centro di questa missione possibile perché l'educazione e la conoscenza aprono le menti e abbattono i muri fisici e non fisici. I libri di storia introdotti nel mondo del calcio possono divenire importanti (forse ancor di più) dei manuali di tattica. Chi ama questo sport desidera che esso possa essere davvero di tutti perché una cosa è splendente solo se condivisa in modo unitario al di là di mere questioni campanilistiche. Ciò che resta ancora da dire è che bisogna scrivere ed affermare a voce alta: "Je suis Koulibaly".  

SSC Napoli v Spal - Serie A
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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