Io, la boccia e Tokyo 2020: la storia del sogno di Carlotta Visconti

Intervista a Carlotta Visconti, atleta paralimpica e campionessa italiana di boccia a coppia BC3: sogna di partecipare ai giochi paralimpici di Tokyo 2020

di Alessandro Antonioli
Alessandro Antonioli
(5 articoli pubblicati)
Carlotta Visconti

Dal 5 all'8 luglio si sono svolti a Lecce, nella bella cornice del Palaventura, i primi campionati italiani di boccia paralimpica. Per la Gazzetta dello Sport, Claudio Arrigoni ha raccontato qui le gare e gli esiti con dovizia di particolari, sottolineando l'importanza di questo evento come banco di prova per la Federazione Italiana Bocce. La boccia può essere praticata anche da persone con disabilità, in particolare con cerebrolesione o con esiti di malattie neurologiche: un unicum fra gli sport della Paralimpiade. 

Abbiamo intervistato Carlotta Visconti, atleta paralimpica e fresca campionessa italiana di boccia a coppia BC3.

 Carlotta, ci racconti come hai vissuto i campionati?
«Vivo i campionati come un periodo in cui ritrovo tutti i miei amici sparsi per l'Italia: quando ci si ritrova è sempre una festa. Ho vissuto le gare al massimo: per questo campionato mi sono preparata abbastanza bene, ho ottenuto buoni risultati, anche se non quelli che avevo in mente per le gare individuali. Invece nelle gare a coppie ho ottenuto il risultato che mi ero prefissata. La vittoria è sempre una grande emozione, ma l’ho vissuta poco perché l’ho realizzata solo al termine della partita, quando il mio compagno mi ha urlato "Campioni d’Italia!”».

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? 
«Il mio primo obiettivo è partecipare con la Nazionale Italiana a due eventi internazionali, uno in Polonia e l’altro in Italia, a Olbia. Spero che poi la Nazionale abbia altri appuntamenti per acquisire punteggio e partecipare ai Giochi Paralimpici di Tokio 2020».

Che cosa ti ha insegnato finora questo sport? 
«Questo sport mi ha insegnato uno stile di vita molto bello e molto rispettoso delle regole e dei comportamenti da usare in campo e fuori. Mi ha insegnato a osservare gli avversari quando io non sono in campo, così da studiare più o meno in che zone di campo giocherà. E poi mi ha insegnato che nessuna boccia è scontata: finché nessuno dei due giocatori ha terminato il suo set di bocce la situazione può cambiare, anche se si è sicuri di aver guadagnato il punto. Nella vita, invece, mi porto dietro la caparbietà e la prontezza che ho sviluppato solo grazie questa splendida disciplina».

Quali sono i segreti del successo di una campionessa?
«Non ci sono segreti, basta credere in quello che fai e fare qualche piccolo sacrificio. Per esempio allenarsi 2/3 volte a settimana, anche in orari serali. Durante il gioco sono concentrata sull’obiettivo. Prima di ogni partita, invece, mi rilasso ascoltando della musica».

In che cosa deve ancora crescere la boccia paralimpica in Italia?
«L’Italia è in ritardo di circa trent'anni rispetto agli altri Paesi, perché non ha ancora portato una rappresentativa ai Giochi Paralimpici. Se la boccia paralimpica è arrivata anche da noi è soprattutto grazie a Mauro Perrone. Grazie alla promozione fatta in questi anni e che stiamo tuttora facendo ognuno nella propria regione, stiamo diventando sempre più numerosi, più capaci, più competenti e più combattivi anche in campo internazionale». 

Che cosa ti ha spinto a intraprendere questo sport?
«Sono venuta a conoscenza di questo sport grazie a un giornalista, poi diventato mio caro amico, Claudio Arrigoni, incontrato per la prima volta al decennale del progetto Sciabile. Nel maggio 2013, ad una manifestazione sportiva nelle piazze di Torino, ho provato a giocare questa disciplina e mi è piaciuta molto! È proprio una parte molto importante della mia vita. Inizialmente speravamo di andare alle Paralimpiadi di Rio, però abbiamo iniziato il cammino troppo tardi. Adesso stiamo lavorando per le Paralimpiadi di Tokyo, anche grazie a BMW Italia che, insieme alla FIB, ha lanciato il progetto “Tokyo 2020” per portare per la prima volta una rappresentativa italiana ai giochi paralimpici nella disciplina della boccia. Io e mio papà abbiamo questo sogno nel cassetto dal 2014: pensate che lui ha promesso che non si taglierà i capelli finché non parteciperemo ad una paralimpiade!».

Carlotta Visconti e Mirco Garavaglia
Fonte: l'autore Alessandro Antonioli

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