Il tradizionale calcio/etto champagne domenicale

Un ordinaria domenica di calcio a 7 (o forse a 9? O perchè no a 11?)

di Mario Martinelli
Mario Martinelli
(5 articoli pubblicati)
scapoli contro ammogliati

Nella mia carriera di calciatore-dirigente-giornalista-catechista e chi più ne ha, più ne metta, pensavo di averle viste tutte, proprio tutte: non sapevo in realtà quello che mi aspettava in una fresca e  uggiosa mattinata all'interno di una domenica estiva di pura follia, periodo nel quale peraltro in genere dominano il bel tempo e le mezze maniche.

Dopo l’ennesima nottata trascorsa in modo barbaro nella movida della zona e con sole due ore di sonno all’attivo, alle ore 8 del giorno del Signore la sveglia mi suona inequivocabilmente a due passi dal letto e mia madre entra in camera dolcemente come Tardelli dopo il gol nella finale dei mondiali dell’82. Dalle mie parti piove che Dio la manda e nella confusione mentale che mi pervade mi interrogo sui pro e contro di una mia risposta alla convocazione della selezione giornalisti per una partita che viene definita “Di solidarietà”. 

Raggiungo in fretta e furia i compari e ci presentiamo al raduno presso un oratorio vicino, dove piano piano arrivano pure il resto della delegazione. Capisco che ci sarà da divertirsi e faticare, quando vedo sopraggiungere il buon Andrea visibilmente sbattuto, chiaro segnale che le sue giocate sopraffine potrebbero risentirne parecchio; vedendo la minuscola “beauty case” che sfoggia Giulio, capisco il perché non abbia mai giocato a calcio in vita sua. 

Alle ore 9.45 la squadra al gran completo (18 in tutto) è pronta in campo, quando però sorge un dubbio: “ma gli avversari?”. Gli avversari, appunto, che causa un infido sciopero dei treni (questa la motivazione ufficiale del loro addetto stampa) si presenteranno in palese ritardo alla partita; i primi quattro arrivano solamente dopo una mezz’oretta buona. 

Decidiamo dunque di dividerci, 9 vs 9 su campo a 7 e avanti Savoia. Il collega e grande professionista Luca decide subito di limitare le scorte di palloni (2 in tutto), calciandone uno sul pilone dell’illuminazione, con un esecuzione che neanche il buon Pirlo avrebbe saputo emulare. Il campo sintetico è inzuppato d’acqua, ma almeno smette di piovere: quindi dopo un ingresso in stile Champions League e il saluto al pubblico (1 persona, spero per lei non pagante), si comincia.  Mi esalto subito facendo un tunnel al buon Simone e successivamente all’altrettanto buon Massimo, poi alla prima quasi tranvata che prendo da Francesco, preferisco piantarla di fare il pistola e tiro i remi in barca: ecco quindi sopraggiungere i primi quattro avversari, che l’arbitro decide di integrare nelle due squadre in campo e si passa dunque ad un 11 vs. 11. 

Il resto degli avversari arriva con ulteriori 20 minuti di ritardo, alchè l’arbitro, dopo un vivace scambio di opinioni politiche, decide di dare il via all’incontro: 2 tempi da 20, si concorda. La nostra squadra decide di dividersi con il blocco forte nel primo tempo: lottiamo e ce la giochiamo alla grande, finisce 0-1. Nella ripresa si cambia, entrano i panchinari e la partita prende una piega diversa, la resistenza e la tecnica avversaria vengono a galla (rischiosissimo tentativo di tunnel ai danni di Alessandro, che tiene magistralmente a galla l’istinto omicida e non si fa uccellare): morale della favola, finirà in goleada con uno 0-4 che non ci rende onore, 

Nel dopogara, tra considerazioni a caldo e affini vari si scoprirà poi che 4 dei baldi giovani avversari fossero in realtà arbitri in attività. 

Nella mia “top 3” personale dei momenti salienti entrano di diritto: 

  • al terzo posto, a pari voti, le proteste di Andrea con l’arbitro e il pallone lanciato da Luca sul pilone dell’illuminazione. 
  • Al secondo posto Simone che nel dopogara si inciampa nel gradino, rischia di ammazzarsi e trattiene con la forza del pensiero una bestemmia volante, con il parroco che gli passa dietro e saluta cordialmente i presenti, dandogli l’estrema unzione.
  •  Al primo posto il discorso leghista dell’arbitro ai giovani stranieri, che riassume tutte le sue motivazioni nella frase storica “E’ una forzatura!”. 

Tu chiamale se vuoi, "Emozioni"...

Fonte: l'autore Mario Martinelli

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