Il tour spinge Nibali per terra

Il campione siciliano costretto al ritiro tra le polemiche

di Mino Deiaco
Mino Deiaco
(51 articoli pubblicati)
Le Tour de France 2017 - Stage Nine

Non sono stati le moto a far cadere Nibali, non è colpa neanche della tanta gente che con passione aspettava da tempo l'arrivo dei suoi idoli sulla mitica scalata dell'Alpe d 'Huez. Non è stata colpa neanche di quello pseudo-tifoso presente sulle strade che con un gesto di pura pazzia a trascinato a terra lo squalo. La colpa ha un solo nome: il Tour de France.

Sì, è proprio colpa dell'organizzazione dell'evento che dopo i Mondiali di Calcio e l'Olimpiadi rappresentava una delle manifestazioni sportive più importanti e seguite dal pubblico. Usiamo il passato perché da un po' di anni l'organizzazione della corsa francese si è contraddistinta più per scarsa capacità di tutelare la corsa con i suoi corridori, dedicandosi invece solo a curare solo i propri interessi economici.

Questo non è il Tour de France. È un caos ai limiti della credibilità: dove persino inattesi gesti di fair play come quello di Chris Froome (peraltro preso a insulti, sputi e manate per tutta la salita), passa in secondo piano rispetto alla follia, all'inciviltà e - alla fine di tutto - a un'"organizzazione" ai confini del criminale. Chi ne ha fatto le spese é stato Vincenzo Nibali, abbattuto in mezzo ai fumogeni da un delinquente, mentre forse era avviato a vincere la tappa della Alpe d'Huez e sicuramente a conquistare un gradino sicuro sul podio conclusivo. 

Il ciclismo dopo il ciclone doping di Lance Armstrong sta cercando pian piano di riacquistare credibilità e la corsa francese dovrebbe rappresentare una vetrina dove mettere in risalto le gesta dei campioni di questo sport. Invece succede l'esatto contrario. Questo è un vero peccato. Perché questo sport è fatto da uomini veri, uomini abituati a lottare con tutte le proprie forze, che non hanno paura di nessuna salita. Ma oggi la pendenza più difficile da scalare non è quella di una montagna, ma è quella rappresentata dai vertici della federazione mondiale, e in particolare del Tour de France preoccupati solo  di accaparrasi sponsor al miglio prezzo possibile a scapito però di un'organizzazione che non è minimamente paragonabile ai volumi di affari che ne derivino. Chiediamo a tutti i ciclisti d unire le forze e farsi sentire da chi ha il potere forte. 

Il rischio è quello che invece di montagne da scalare, ci sia una lunga discesa che porta al declino di questo meraviglioso sport.

Fonte: l'autore Mino Deiaco

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