Il San Valentino in cui Pantani partì in fuga per l’ultima volta

Con l'ausilio di alcune piccole memorie sfocate, ecco un piccolo ricordo del ciclista romagnolo, scomparso il 14 febbraio 2004

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(91 articoli pubblicati)
Lultimo acuto al Tour

La sera del 14 febbraio 2004, come tutti i sabati sera di un undicenne appassionato di sport, doveva concludersi con la visione degli highlights dell'anticipo del campionato di Serie A. Doveva, perché ad aprire la trasmissione "Sabato Sprint" ci fu uno di quegli annunci che nemmeno il più pazzo appassionato di sport si sarebbe aspettato di sentire: "Marco Pantani è stato trovato senza vita in un residence di Rimini". Marco Pantani, il Pirata, colui che aveva entusiasmato gli appassionati di ciclismo e di sport non c'era più

Quel Pirata che era divenuto l'idolo di una nazione intera indossando una bandana (ai tempi l'obbligo del casco non c'era) e che appena arrivava la salita si alzava sui pedali e se ne andava dal resto del gruppo. Aveva passato un inizio di carriera pieno di delusioni e gioie fugaci, con un numero di infortuni e incidenti che avrebbero messo in ginocchio chiunque. Poi nel 1997, con un Tour esemplare finito sul podio, impreziosito dalla vittoria sull'Alpe d'Huez (di cui ha ancora il record di scalata), era finalmente arrivato al punto di svolta. Tutti pensavano e speravano che il 1998 fosse il suo anno. E lo fu: Giro e Tour in un colpo solo (ancora oggi impresa non ripetuta), con la sconfitta di due micidiali avversari come Tonkov e Ullrich firmando imprese memorabili come la fuga sul Galibier. Sembrava fosse nata una stella che avrebbe solcato il cielo per tanto tempo. 

Ma il 5 giugno del 1999, mentre tornavo dall'asilo con mio padre, arrivò da un mio vicino la gelida notizia: <>, disse. In realtà era stato fermato per un tasso d'ematocrito oltre il consentito, seppur di poco, ma ciò bastò per sospenderlo e escluderlo dal Giro, dove era in Maglia Rosa e avrebbe senz'altro vinto (Savoldelli era secondo a 5 minuti e c'erano solo salite nelle tappe finali). Dichiarò subito che avrebbe dovuto fare un'impresa per rialzarsi da tale shock. Non lo fece mai. Vinse due tappe al Tour del 2000, una con la complicità di Armstrong, l'altra umiliando tutti gli scalatori compreso l'americano, ma non bastò a ridargli fiducia. Ormai aveva ricevuto l'etichetta del solito imbroglione in un mondo che ormai non aveva già più credibilità, ed era certo che non sarebbe più riuscito a scucirla

Al Giro 2003 aveva mostrato lampi di speranza, soprattutto con il quinto posto nella tappa dello Zoncolan. Ma la depressione e la droga gli diedero le ultime spinte verso l'oblio. Solo con la sua morte fu rivalutato. Solo nel 2007 con una lettera di Valanzasca alla madre di Marco in cui diceva: "un mio amico fidato esperto di scommesse mi disse che quel Giro non l'avrebbe mai vinto lui" fu quasi del tutto liberato da ogni sospetto. Giunse troppo tardi: lui se n'era già andato, così come faceva in corsa. Per una volta però, avrei tanto voluto che fosse rimasto in gruppo. Ci manchi, Pirata.

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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1 COMMENTI

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  1. The Edgo - 3 mesi

    Virgolettato che si è perso nell’articolo: “Hanno beccato Pantani!”.

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