Il futuro non è scritto: Joe Strummer, da cantante punk a maratoneta

Chi lo avrebbe mai detto che il ragazzo che pochi anni prima aggrediva il microfono con White riot, sarebbe stato capace di portare a termine una maratona?

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(26 articoli pubblicati)
Joe Strummer

Chissà cosa avrà pensato il numero D918 durante la maratona di Londra del 1983, specialmente quando le forze restano via via sulla strada, e le gambe pesano come macigni

Nei momenti di difficoltà si sarà incoraggiato, avrà trovato il coraggio e la spinta giusta nella musica e nelle parole delle sue canzoni?  Beh sto correndo ho la polizia alle calcagna "Police on my back", Corro nel vuoto pietrificato perché sono solo
Londra brucia di noia adesso
"London's burning" o resistete fino alla morte,
era un antico canto ribelle
"Rebel Waltz."

Il pettorale D918 era Joe Strummer, cantante, chitarrista ritmico e autore dei testi dei Clash insieme a Mick Jones, apparentemente la cosa più lontana da essere un atleta, tantomeno un maratoneta. Invece ne corse ben tre: la prima a Londra nel 1981, con una T-shirt probabilmente in cotone, davanti il teschio pirata e la scritta "Clash Take the Fifth", sfocati dietro di lui si scorgono un paio di poliziotti londinesi e le transenne tra pubblico e atleti. Non ha pettorale, e non esistono classifiche o elenchi di partecipanti, sarà lui in seguito a confermare, come confermerà la sua presenza a Parigi nel 1982, insieme alla sua compagna del tempo, Gaby Salter. Qua esistono più foto, in una ha la medaglia da finisher al collo. Joe era a Parigi per una strategia discografica consigliata dal manager dei Clash, Bernie Rhodes.

Era in uscita il nuovo disco, Combat Rock (Quello con Should I stay or should I go), e il manager disse a Strummer di scomparire per un po', per creare attesa e mistero, attirando l'attenzione con la sua mancanza.
Consigliò come meta Austin, in Texas, ma Joe cambiò addirittura continente volando a Parigi, tanto c'era si fece una bella 42 km.

Infine, nel 1983, corre a Londra con la squadra del Sun, un team che raccoglie fondi per la lotta alla leucemia. Qui è più runner", con canotta, pantaloncino e pettorale, ma comunque sfoggia un taglio mohicano, 4h e 13' il suo tempo, neanche male, stando alle sue dichiarazioni sul programma di allenamento: mai correre nelle ultime quattro settimane prima della gara, e dieci pinte di birra il giorno precedente. Al di la di come sia andata veramente la rifinitura, Joe ha dimostrato, come il titolo del documentario a lui dedicato dopo la morte, che "The future is unwritten".

Il futuro non è scritto, chi lo avrebbe mai detto che il ragazzo che pochi anni prima aggrediva il microfono, cantando White riot, sarebbe stato capace di portare a termine uno sforzo prolungato e impegnativo come una maratona? Forse merito anche del passaggio a sonorità nuove? Dalla furia punk dei primi dischi, con pezzi brevi e "sparati", un fare e disfare continuo, i Clash contaminarono la loro musica con reggae e dub. Generi più simili alla gestione moderata delle energie che richiede una maratona, una sfida da affrontare senza bruciare tutto troppo presto, uno sforzo da controllare, da domare, se vuoi arrivare alla fine.

Non puoi immaginare cosa abbiamo passato per fare i dischi che abbiamo fatto. Abbiamo dato il 110 per cento, ogni giorno. Ma quando incontri questa gente, persone che ti dicono che hai avuto qualche effetto sulla loro vita, allora senti che ne valeva assolutamente la pena.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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2 COMMENTI

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  1. Paogav - 5 mesi

    Attitudine punk anche nel running… Ottimo articolo, complimenti!

    1. spaziotempo9_855 - 5 mesi

      Grazie mille!

Gazzetta Fan News

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