Usa: il curioso caso di Colin Kaepernick

Quando sport e politica entrano in diretto contatto

di Mattia Minelli
Mattia Minelli
(3 articoli pubblicati)
Colin Kaepernick

26/08/2016, San Francisco, Levi's Stadium. 

Con la stagione di football alle porte i 49ers sfidano in una partita amichevole i Green Bay Packers. A San Francisco si respira un'aria nuova, sia per il nuovo allenatore sia per il nuovo stadio. Prima del fischio d'inizio, come da copione, il tempo sembra fermarsi sulle note di "The Star-Spangled Banner", l'inno americano. Tutto il pubblico e tutti i giocatori partecipano in piedi a questo momento di patriottismo. Tutti, tranne uno.  Colin Kaepernick infatti rimane seduto. Dalle immagini televisive non si riesce a capire il perché di tale scelta e bisognerà aspettare la conferenza stampa post partita perchè il giocatore stesso dia una spiegazione a tale gesto. 

Kaepernick decise di non alzarsi in piedi in segno di protesta contro gli atti di violenza della polizia nei confronti degli afroamericani che si erano verificati in quel periodo (a Baltimora e a Ferguson, per elencarne alcuni) e contro la diseguaglianza sociale tra bianchi e neri. Quel semplice gesto e le parole di Kaepernick (che si ripeterono nelle partite successive) generarono una frattura all'interno del paese. Nei mesi successivi, la protesta venne appoggiata da diversi colleghi della NFL (National Football League) e di altre leghe, suscitando l'indignazione di una buona parte della popolazione che accusò il giocatore e gli altri di vilipendio. 

La protesta di Colin trovò un largo consenso, e crebbe a tal punto da diventare un movimento ("Know Your Rights") che si propone di promuovere l'uguaglianza sociale. Ma a farne le spese fu proprio Kaepernick. Dopo aver rescisso il contratto con San Francisco al termine della stagione 2017 il quarterback cercò un'altra dimora senza riuscirvi, restando quindi svincolato (o "free agent" all'americana). Dietro le motivazioni tecnico-tattiche delle squadre che "non vedevano in Kaepernick una soluzione affidabile" si celava il timore di accogliere un personaggio "scomodo", fuori dagli schemi. Kaepernick non fu il primo a subire una vera e propria ostracizzazione da parte della lega in cui militava. Nel 1992, a soli 32 anni e nel bel mezzo della carriera, il franco tiratore dei Chicago Bulls Craig Hodges (vincitore di due titoli NBA) venne scaricato da squadra e agente per il suo "esagerato attivismo politico", e dovette rifugiarsi in Europa per poter continuare a giocare. Ci si chiede cosa possa pensare a riguardo il I emendamento. La filosofia secondo cui lo sport debba lasciare al di fuori del campo di gioco le questioni socio-politiche è indiscutibilmente corretta.

Ma fino a che punto è giusto che lo sport resti svincolato da ciò che gli accade intorno? Secondo il filosofo francese Blaise Pascal "le divertissement" (il divertimento) è nato come una sorta di distrazione dalla condizione di incertezza ed instabilità alla quale l'umanità non ha saputo trovare soluzione. È giusto considerare lo sport come una semplice distrazione? Cosa sarebbe successo se Kaepernick durante l'inno si fosse "distratto" e si fosse alzato in piedi come tutti gli altri preferendo evitare possibili polemiche? Se da bambini lo sport è stato una delle prime lezioni di vita, allora da grandi dobbiamo fare tesoro dei suoi insegnamenti e diventare "maestri". Kaepernick a differenza di molti altri si è comportato da "maestro". Con grande coraggio ha saputo mettere in discussione ciò che più rappresenta gli Stati Uniti, l'inno. Indubbiamente si può essere favorevoli o contrari ad un tale gesto, ma altrettanto indubbiamente non si può restare indifferenti al messaggio che esso porta. Dalla panchina di uno stadio è riuscito ad attirare su di sè i riflettori, portando così nelle case degli americani un vecchio problema che spesso si preferisce evitare. Nonostante la NFL abbia preso le distanze lasciandolo in pasto alla stampa e alla feroce invettiva del Presidente Trump, Kaepernick ha continuato a lottare, diventando un esempio di coraggio e di civiltà da condividere. 

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Fonte: l'autore Mattia Minelli

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