Il calcio: mondo di sogni, di coppe e… di business

Lo sport più bello del mondo ha perso la genuinità e la spontaneità di un tempo. Le pay tv sono il bello o la rovina del pallone?

di Francesca Landini
Francesca Landini
(144 articoli pubblicati)
Il mondo del pallone ed il business

Caro vecchio calcio, quanto mi costi! Il pallone, ovvero la passione più grande ed irrefrenabile di ogni italiano che si rispetti, perché diciamoci la verità, chi di noi non ama seguire le gesta della propria squadra del cuore? Vedere un match di cartello? Esultare ad un gol del proprio idolo? Per noi fanatici di football, il weekend è sacro ed interamente dedicato al dio pallone. I più fortunati riescono a partecipare attivamente alla partita, assistendo allo spettacolo direttamente dagli spalti. La maggior parte dei supporter, però, per motivi di distanza, economici o di qualsivoglia genere si “accontentano” di vedere la partita in tv. O almeno sperano di farlo. Quello che in passato, infatti, rappresentava un gesto normale ed accessibile ai più, oggigiorno si sta trasformando in un qualcosa di inaccessibile.

Le pay tv hanno acquistato l’inacquistabile, ovvero il sogno ed il desiderio degli italiani di seguire una partita di calcio in libertà, negando di fatto la possibilità di guardare un match alle persone che non possono permettersi di pagare un abbonamento (nella maggior parte dei casi, con un canone non certo alla portata di tutti).

Una vera e propria privazione che fa capire come negli anni lo sport sia passato da mezzo di aggregazione e di svago a tramite per mettere in atto il business più becero. Tutti, a mio parere, dovrebbero avere la possibilità di godersi la partita della propria squadra del cuore, di poter partecipare (almeno via etere) ad uno spettacolo a cui l’accesso dovrebbe essere garantito a tutti. Il calcio (così come lo sport in generale), è passione, unione, fratellanza ed orgoglio. È l’essenza del nostro essere, qualcosa che va al di là di una semplice passione. È vita, condivisione. È qualcosa che non ha nulla a che fare con gli interessi economici e con i contrasti che annualmente vi sono tra le varie piattaforme televisive per acquistare i diritti per trasmettere questo o quel match. Sarebbe bello tornare indietro nel tempo, quando i mezzi di comunicazione non erano all’altezza ma nel loro piccolo, consentivano a tutti l’ascolto o la visione dei gol, la radiocronaca o la telecronaca delle partite. Ritornare ai tempi di “Tutto il calcio minuto per minuto”, all’essenza del pallone, bello e spontaneo. A quel calcio che trasmetteva passione ed in cambio non chiedeva nulla. I tempi sono cambiati, i mezzi si sono evoluti e le pay tv hanno preso il sopravvento. Con i loro soldi riescono a mantenere in piedi un sistema che altrimenti rischierebbe di affondare e di perdere competitività a livello europeo. Un sistema che galleggia tra l’essere ed il potere. Un sistema sostenuto e sovvenzionato dalle emittenti televisive a pagamento, ovvero coloro che privano una parte di supporter di esultare, di gioire ed imprecare.

Viva il calcio senza business! Viva Tutto il calcio minuto per minuto! Viva Novantesimo minuto! Trasmissioni che hanno garantito equità e parità di accesso a tutti.

Fonte: l'autore Francesca Landini

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