Giro d’Italia: Chris Froome sulle orme dei miti del passato

il britannico vince la 101 edizione del Giro d'Italia

di Mino Deiaco
Mino Deiaco
(48 articoli pubblicati)
Chris Froome

Oggi si conclude la 101ª edizione del Giro d’Italia di ciclismo. Il vincitore di quest’anno è il britannico Chris Froome. Quando quest’anno è iniziato il giro da Gerusalemme, gli esperti indicavano proprio il britannico come favorito.

Nel corso della sua carriera, del resto, era già stato capace di vincere 4 Tour de France e una Vuelta spagnola. Ma nelle prime 2 settimane Froome era apparso fuori forma, distratto forse anche dalla sentenza che ancora tutti aspettano riguardante il presunto caso di doping che lo ha visto coinvolto nella scorsa stagione.  Il suo connazionale Yates stava dominando il Giro, aveva vinto anche la tappa sulla salita del mitico Zoncolan. Froome addirittura era staccato in classifica di più di tre minuti ed era fuori anche dal podio.

Però poi c’è stata una tappa che entra di diritto nella storia del ciclismo, nella storia dello sport. 25 maggio 2018, tappone di montagna con la scalata terribile, per le pendenze, del Colle delle Finestre situato a 83 km dall'arrivo. Nessuno pensava ad un attacco considerando i tanti chilometri ancora da percorrere e tante salite ancora da scalare. Tutti tranne Chris Froome.
Parte tutto solo all’attacco, gli altri provano a seguirlo, ma il suo ritmo è impressionante, le sue famose frullate fanno sembrare le pendenze durissime di quel colle quasi come se fosse un falsopiano, gli avversari si staccano tutti, la maglia rosa Yates va in crisi sia fisica che psicologica. Anche gli altri avversari che lo precedevano in classifica accusano pesanti distacchi. Froome va a vincere la tappa e si prende la maglia rosa che di fatto gli consegna il giro d’Italia. L’impresa epica è compiuta.

Quante volte abbiamo detto "il ciclismo non è più quello di una volta"? Quante volte abbiamo dovuto ascoltare esperti e non, affermare che questo sport è cambiato e che certe fughe "non le rivedremo più"? Bene, le "fughe di una volta" sono tornate; ci voleva cuore, coraggio e fantasia, doti che fino ad oggi Chris Froome non aveva dimostrato di avere. Beh, in questo Giro ha smentito tutti e ha fatto ritornare in mente agli amanti di questo sport imprese leggendarie che hanno compiuto i miti del passato.

Il ricordo immediato va alla mitologica Cuneo-Pinerolo del Giro d’Italia 1949. Fausto Coppi partì sulla Maddalena, affrontò poi in solitaria Vars, Izoard, Monginevro, Sestriere. Abbiamo pensato anche al compianto Marco Pantani e allo show del Tour de France 1998, quello che poi vinse completando la combinata con il Giro (ultimo a riuscirci): andò all’attacco sul colle del Galibier quando mancavano 50 chilometri al traguardo, rifilò nove minuti di distacco a Ullrich evestì il giallo al termine della mitica Grenoble-Les Deux Alpes. Senza dimenticare le gesta del Cannibale Eddy Merckx e le commoventi imprese di Gino Bartali.  Solo i migliori, solo i Campioni, solo i più forti hanno saputo regalare imprese strappalacrime consegnate per sempre all'immortalità sportiva.

Froome appartiene a questa categoria di campioni, il suo obbiettivo ora sarà quello di vincere nello stesso anno anche Tour e Vuelta, speriamo solo che quella sentenza che ancora tarda ad arrivare faccia chiarezza prima possibile. Il ciclismo tutto ne ha bisogno. Ne ha bisogno Froome che si è professato sempre innocente, ne abbiamo bisogno noi appassionati che vogliamo seguire questo meraviglioso sport, capace di regalare gesta leggendarie, senza che nessuna ombra possa offuscarne il mito.

Fonte: l'autore Mino Deiaco

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