Gigi Proietti: mastodontico attore, regista e autore che amava la Roma

l'uomo che faceva ridere tutti regalando immense gioie, non potrà  più vedere la sua amata Roma trionfare all'Olimpico

di Fabio Faiola
Fabio Faiola
(24 articoli pubblicati)
Gigi Proietti e la sua compagna

Perdere un colosso dello spettacolo come Proietti è un grande dispiacere perché persone come lui sono rare al giorno d'oggi. Gigi oltre a essere un uomo di spettacolo planetario è stato anche tifosissimo della Roma, e chissà quanta sofferenza la sua squadra del cuore gli abbia procurato negli ultimi anni. Il paradosso è che lui generava felicità in tutti noi qualsiasi cosa facesse o dicesse, ma le gioie che si aspettava dai giallorossi sono sempre state disattese, salvo casi eccezionali.  

Certo avrà festeggiato come tutti i romanisti le sporadiche vittorie che i lupi hanno ottenuto, e magari il primo scudetto del lontano 1941-42 gli sarà sfuggito in quanto non aveva ancora compiuto il secondo anno di età, per poi vivere pienamente i successivi tricolori del 1982-83 e l'ultimo del 2001 con Capello in panchina. Tuttavia avrà goduto per le 9 Coppe Italia conquistate nell'arco temporale che va dal 1963-64 al 2007-08, per poi alzare le Supercoppe italiane del 2001 e del 2007 nell'era Spallettiana. Avrà sofferto per la retrocessione in serie B nel 1950 per poi subito risalire l'anno successivo con la vittoria dello stesso torneo cadetto. A livello continentale esultò solo per una piccolissima Coppa delle Fiere nel 1960-61 e di una Coppa Anglo-Italiana nel 1972. 

Di amarezze invece ne ha patite molte in ogni epoca come quella in cui annullarono il goal di Turone in Juve-Roma del 1981, che fu decisiva per il tricolore di quella stagione. Successivamente gli svanì anche il sogno della Coppa dei Campioni contro il Liverpool nel 1984, forse irripetibile vista la situazione attuale, e vide prendere la via di Torino il titolo del 1986 quando ci fu la maledetta sconfitta per 2 a 3 contro il Lecce (già retrocesso) di Fascetti e Di Chiara, quest'ultimo da romano doc fece lo sgambetto alla sua città natale, ma è giusto che sia andata cosi perché il professionismo non prevede sentimenti. 

Negli anni 80 da tifoso si trovò come rivale la Juve di Trapattoni e poi il Napoli di Maradona, negli anni 90 il Milan di Sacchi e Capello, e la Juve di  Lippi, poi l'Inter di Mancini e del Mou nei primi 2 lustri del 2000

Adesso oltre a combattere contro bianconeri e nerazzurri ha visto crescere Milan, Napoli, Atalanta e Lazio e quindi per il nostro amato Proietti mai ci fu una Roma alla sua altezza.  Un'altra delusione indelebile fu la sconfitta nella finale di Coppa Italia nel 2012-13 contro la Lazio di Petkovic per 1 a 0, ma credo che le maggiori amarezze le abbia avute con l'era Pallotta dove ad eccezione della storica vittoria sul Barcellona in Champions per 3 a 0 e la finale sfiorata contro il Liverpool di Klopp nel 2017-18, vide smantellare pezzo dopo pezzo una squadra irripetibile per qualità e quantità della stessa rosa, consolandosi almeno di aver vissuto in pieno l'era di Totti e De Rossi, gli ultimi Mohicani che la capitale abbia avuto, in cui un intero popolo si identificò.

Innumerevoli sono le sue opere, una migliore dell'altra, e sarebbe riduttivo citarne solo alcune, ma per esigenze di stesura segnalo quelle che personalmente ricordo di più come: A me gli occhi please, Mandrake in Febbre da cavallo, Meo Patacca, il Maresciallo Rocca, Club 92 con Nancy Brilly, Cavalli di battaglia, Italian restaurant, e la più recente serie televisiva una Pallottola nel cuore.

 Molteplici furono i suoi spettacoli teatrali, in cui io stesso partecipai già nel 1994, i quali mi fecero appassionare all'essere romano autentico. Unica fu la barzelletta dell'avvocato e il contadino. Esilaranti le prove in dialetto barese, napoletano e francese e tante altre cose ancora, ma invito vivamente tutti a rivedere la Signora delle Camelie in cui il grandioso Proietti interpretò il Conte Duval nella scena più comica del mondo.

Buon viaggio maestro e amico dell'umanità, e ovunque tu sia a far ridere gli angeli, sappi che i tuoi insegnamenti non andranno  mai persi come quelli di Trilussa, Albero Sordi e Seneca.

Fonte: l'autore Fabio Faiola

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