Fantasy Football, una storia americana

Lo "sport" da scrivania preferito dagli americani: vizi, virtù e scarsa produttività

di Carlo alberto Mattiussi
Carlo alberto Mattiussi
(2 articoli pubblicati)
fantasy

Noi abbiamo quella bellezza, copiata e stracopiata, del fantacalcio che improvvisa migliaia e migliaia di persone allenatori per una giornata, forse qualche settimana, se la passione è tanta per la stagione intera. Statistiche, probabilità, studio delle formazioni, fattore campo,  cabala, colpo di fortuna, chat su WhatsApp. Abbassamento della produttività scolastica, lavorativa. Tutto per un gioco. 

Ma che gioco! Quasi un lavoro.

Penserete: "Beh gli americani di calcio - che poi chiamano soccer - non capiscono una mazza e riversano la nascosta volontà d'allenare nel football sport a stelle e strisce per eccellenza". Mah, in un certo senso. Ma andrei oltre, sinceramente. Intanto, diamo un nome: semplice, Fantasy Football.

Ecco, ha la stessa valenza - senza essere blasfemo - di una nomenclatura religiosa. Gli adepti sono milioni e milioni fedelmente presenti e praticanti ogni maledetta domenica, senza interruzioni. Si, perché per i fantasy footballers la offseason è importante tanto quanto la regular season: le news devono essere sbranate, i feed sempre aggiornati, le mosse "di mercato" tenute d'occhio, gli allenamenti fuori e dentro le facilities delle franchigie monitorati attentamente. E poi ci sono i ranking, le classifiche dei vari giocatori suddivisi per posizione, che spuntano già  ad aprile dopo il draft. 

Il Fantasy Football non conosce pause, 365 giorni all'anno, podcasts, video, statistiche e analisi. Anche sul niente basta che crei spettacolo. E la NFL è questo, un grande circo mediatico che vive sulle proprie storie, al pari di una soap opera infinita.

Le regole del gioco sono basilari, sebbene ci siano diverse tipologie di leghe: drafti i giocatori - anche non ufficialmente ma in modalità allenamento mock- ti scegli il quarterback, due running backs, due wide receiver, un tight end, un flex che può essere o ricevitore o corridore, un kicker e una difesa. Più sei uomini per la panchina. Semplice. Facile. 

Poi c'è un sistema di punti che si basa sulle yards lanciate/corse/ricevute, i touchdown effettuati o subiti, i recuperi di pallone conquistati. 

Insomma, nulla di trascendentale. Anzi, è proprio la facilità del sistema a conferirne la popolarità immensa. Che forse sfiora il ridicolo e, al proposito, val la pena raccontarvi un episodio vissuto a Philadelphia nel 2015.

Erano le 21 di un lunedì sera qualunque, ero appena arrivato con mia moglie nella città dell'amore fraterno e dopo cena prima di rientrare in albergo ci siamo fermati ad un convenience store per prendere alcune cose che ci eravamo dimenticati di portare. Sugli scaffali riservati alle riviste, ricordo benissimo, due pareti completamente dedicate ai magazine specializzati in fantasy football, gli altri erano dedicati al Papa che era da poco stato in visita. Una cosa incredibile: un business fantastico.

Alto è l'indotto creato da questo sport da scrivania nato in California sul finire degli anni Sessanta, in quella terra di fiori e musica, di giovani alla ricerca di se stessi e di vecchi innovatori dallo spirito libero e rivoluzionario. 

L'esplosione del fenomeno, comunque, è relativamente recente e si incastra tra l'intuizione della CBS sul finire degli anni Novanta di creare un sito web dedicato e l'avvento delle app per smartphone. 

Gli analisti del football da scrivania, ora, sono trattati dai network televisivi al pari di veri e propri luminari, chiamati ad esporre teorie e previsioni, di settimana in settimana, sulle possibili prestazioni da monitorare e strategie da utilizzare.

Se l'indotto pubblicitario varia dai due ai cinque miliardi di dollari la preoccupazione più grande deriva dalla diminuzione della produttività: la stima è una flessione dell'8% con una perdita di valore vicina ai sei miliardi. E' proprio vero, in America tutto è più grande.

"Ho chiesto a mio marito se gli piacesse la mia nuova lingerie: mi ha risposto che non esiste nessun giocatore di nome Nuov'Alingerie", battuta di una moglie americana.

Fonte: l'autore Carlo alberto Mattiussi

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