Ernesto Lomasti, lo scalatore bambino che ci lasciò troppo presto.

Era il 12 giugno 1979, quando, probabilmente un fulmine, lo fece precipitare da una palestra di roccia ad Arnad ( AO ).

di Massimiliano Cerbai
Massimiliano Cerbai
(25 articoli pubblicati)
Ernesto Lomasti

Era notte fonda, saranno state le 3 circa, di quel maledetto 12 giugno 1979, quando squilla il telefono e dall'altro capo, c'era mia zia Luciana che, a mio padre, farfuglia tre parole : 

" E'morto Ernesto "

Da quel giorno niente sarà più come prima, i miei zii persero un figlio di 19 anni in circostanze mai chiarite completamente, io un cugino meraviglioso, il mondo una grande persona, prima che un eccezionale alpinista, forse (a detta anche di Messner) colui che sarebbe diventato il più grande di tutti i tempi. 

Eh si, caro Ernestino, ci lasciasti tutti basiti, sconvolti;

Io ripercorsi mentalmente i giorni che trascorremmo insieme ( quando tu e lo zio Gigetto veniste a trovarci a Firenze) soltanto qualche mese prima della tragedia, dove con la tua affabilità e semplicità, conquistasti persone sconosciute, che tutt' ora si ricordano di te.

Quando nel 1986 venni a svolgere il servizio di leva a Chiusaforte, gli zii mi affidarono la tua mitica 500 che io accudivo come un oracolo e mentre la guidavo mi sentivo al sicuro, perche'protetto da te.

Oggi quindi sono 41 anni che la tua vita terrena si fermò ad Arnad  (vicino ad Aosta) forse, per colpa di un fulmine, o forse no, ma sicuramente qualunque cosa ti abbia strappato a noi fu qualcosa di sovrumano, perché altrimenti nessuno sarebbe mai riuscito ad allontanarti dalle tue montagne e dalla tua famiglia. 

Dal punto di vista sportivo le sue imprese sono scolpite nella roccia, infatti, se pur giovanissimo ha aperto vie in solitaria sulle Alpi Giulie, le sue alpi, sui monti Mangart, Veunza e molti altri.

In Toscana lo ricordano tutt' ora per le sue imprese sulle Alpi Apuane,  sotto il Mangart, c'e una targa in suo ricordo e alle pendici del Monte Cavallo in Austria, fu eretto un bivacco, che porta il suo nome, proprio perché lui lo voleva fortemente, dicendo che proprio in quel punto mancava un supporto per gli appassionati.

Sebbene sia vissuto molto poco (come detto non aveva neanche 20 anni quando morì), lasciò un segno indelebile nell'Alpinismo, tanto che in molti lo ricordano con citazioni e trattati sulla materia.

Il libro Non si torna indietro, fu scritto da Luca Beltrame un appassionato del genere che raccolse tante testimonianze sulla persona Ernesto Lomasti e sull'Alpinista, però un destino crudele (alcuni anni dopo ) lo tolse al mondo in circostanze molto simili a quelle della tragedia di mio cugino.

Ciao Ernesto, scalatore bambino.

Ernesto Lomasti
Fonte: l'autore Massimiliano Cerbai

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