Due belle storie “mondiali”: Tabarez e Halldorsson

TABAREZ E HALLDORSSON: due mondi diversi che si incontrano in Russia

di Mino Deiaco
Mino Deiaco
(47 articoli pubblicati)
uruguay e islanda

Ad una settimana dall’inizio del Mondiale è difficile fare dei bilanci, visto che ci sono state tante sorprese e alcune conferme. L’unica cosa certa è che una competizione così affascinante regala anche belle storie da raccontare.

Noi ne abbiamo scelte due che hanno come protagonisti due personaggi molto diversi fra loro, ma che hanno in comune la voglia di non arrendersi mai e di far sognare due popoli che seguono le proprie nazionali sempre con più passione, trascinati da queste due icone da cui si sentono rappresentati.

La prima storia che vogliamo raccontarvi ha come protagonista Oscar Tabarez. Dedizione, passione e garra. Tanta garra.  E’ forse la vera sorpresa dell’Uruguay. Il commissario tecnico della Celeste, colpito da una neuropatia periferica, una patologia che colpisce il sistema nervoso e che paralizza progressivamente gli arti, non ha voluto abbandonare i suoi ragazzi in occasione dei Mondiali di Russia 2018.

Passione e amore per il calcio che hanno spazzato via tutte le difficoltà come si è potuto notare anche durante la prima partita della sua nazionale quando la gioia per il primo successo ai danni dell’Egitto  arrivato al 90’ minuto con un colpo di testa di Gimenez,  gli ha fatto dimenticare tutto. Anche le stampelle rimaste in panchina mentre lui alzava le braccia al cielo come un ragazzino.

Dopo il Mondiale addio al calcio? Niente affatto. Tabarez non ha intenzione di mollare: “A volte sto meglio,a volte sto peggio. Ma, sino a quando Dio me lo permetterà, continuerò ad allenare”, le sue parole cariche di orgoglio e amore per il calcio. Il suo calcio.

Tabarez è la dimostrazione che nella vita niente è impossibile, niente è irrealizzabile, basta crederci e impegnarsi con tutte le proprie forze. Un esempio da seguire.

L’altra storia che vogliamo raccontare riguarda un personaggio che è simbolo di un popolo che quando gioca la nazionale si ferma per seguire i propri beniamini, un popolo che trascina i propri giocatori oltre i limiti, un popolo che già ci ha fatto innamorare negli europei scorsi. Parliamo del popolo islandese e in particolare del suo portiere Hannes Halldorsson.

In Islanda vorrebbero dargli il Pallone d’oro per quelle manone che gli hanno permesse di parare il rigore di Messi, ma se chiedete a lui, vi dirà senza dubbio di preferire l’Oscar. Si l’Oscar perché l’incubo argentino oltre a fare il portiere è soprattutto un regista e videomaker di talento. Freddo e concentrato trai pali, creativo e fantasioso fuori. La sua carriera è stata condizionata da vari infortuni, pensava quasi di smettere e si dedicò con grande successo al lavoro di regista. Però poi nel 2016 dopo aver militato in tutte le serie islandesi arriva la chiamata dei Randers (serie A danese) che lo riporta nel calcio che conta e convince il ct islandese a convocarlo per i mondiali. L’unico rimpianto di Halldorsson è stato quello di non aver ripreso quella parata capolavoro sul rigore di Messi. Tranquillo la abbiamo vista tutti, è da Oscar.

Fonte: l'autore Mino Deiaco

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