Da Karius all’Acquarius: il calcio come riflesso della società

Le polemiche sulla multietnicità dei giocatori della Nazionale non si placano, in Germania scoppia il caso Ozil, la Francia si gode i suoi gioielli, in Italia..

di Giuseppe Garetti
Giuseppe Garetti
(1 articoli pubblicati)
Italians Go To The Polls In The 2018 Gen

C'eravamo lasciati con la finale di Champions League, vinta (tanto per cambiare) dal Real Madrid, ma che vedeva come assoluto protagonista, seppur in negativo, il portiere del Liverpool, Loris Karius.  Sapevamo che ad attenderci c'era un'estate difficile, con un Mondiale da vivere solo da spettatori, per la mancata qualificazione dell'Italia, e  forse dopo aver visto l'andazzo della competizione, il rimorso per non esserci è stato ancora più grande.

Un Mondiale che mai come quest'anno avrebbe fatto bene all'Italia e a noi italiani, uniti durante l'inno e quei novanta minuti, come forse nessun'altra squadra partecipante, avrebbe fatto bene ad una nazione spaccata a metà,  politicamente parlando, dalle scelte di questa Terza Repubblica, insediatasi pochi giorni prima del Mondiale.  Spaccatura netta, che vide durante la vicenda della nave Acquarius, la fazione dei seguaci di Salvini, quello dei porti chiusi, di prima gli italiani e dell'aiutiamoli a casa loro, tanto per intenderci, contrapporsi a coloro che prima dell'esaltazione nazionalista preferiscono in primis, mantenere un briciolo di umanità.

I primi sintomi di polemiche si erano percepiti già all'esordio di Mancini come CT, con la convocazione di Mario Balotelli e la possibilità (non avvenuta), di poter vedere quest'ultimo con la fascia di capitano.  Pur non essendo l'unico oriundo della nostra Nazionale,  fu preso di mira prima da uno striscione esposto durante la prima amichevole da alcuni "sostenitori" azzurri, poi ebbe un battibecco a distanza con il neo ministro degli interni e vice presidente del consiglio, già citato in precedenza, Matteo Salvini.

Nel frattempo il mondiale inizia, questa volta come protagonisti in negativo non troviamo un solo tedesco, come nella finale di Champions League, ma bensì 23 , con la clamorosa eliminazione ai gironi della squadra (ormai ex) campione del mondo in carica.

Le accuse da parte dei media tedeschi rivolte alla squadra sono tante, ma il bersaglio numero uno è senza ombra di dubbio Mesut Ozil. Già qualche giorno prima del Mondiale aveva destato molto scalpore la sua foto con il premier turco Erdogan, per molti con quella foto, il fantasista dell'Arsenal veniva meno alla lealtà nei confronti della Germania.  Il giocatore non ha mai negato le sue origini turche, origini che tra l'altro lo accomunano  a molti suoi compagni della nazionale. Dopo un breve periodo di silenzio, con un lungo post nei suoi profili social, Ozil ha espresso tutto il suo disgusto per quanto detto dai media e non solo, nei suoi confronti. Al giocatore non sono per nulla andate giù le critiche extra calcistiche, ed oltre ad aver rivendicato con orgoglio le sue origini turche ha scelto di dire addio alla maglia della Nazionale tedesca, con la quale vinse il mondiale del 2014 da protagonista.  

"Tedesco quando vinco, immigrato quando perdo" , la mancanza di rispetto e il razzismo sono tra le principali cause di questa drastica scelta. 

Di tutt'altra corrente è invece la nazionale neo campione del mondo, la Francia multietnica di Didier Deschamps, lodata in patria (difficile immaginare il contrario) dopo avere riportato la coppa del mondo dopo 20 anni dall'ultimo e fino ad allora unico successo transalpino. Si è ironizzato tanto anche su essa, sui social lodavano "L' Africa campione del mondo" ,  polemica sterile e minimizzata però nei giorni seguenti, anche a colpi di Dab, dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, che nonostante sia risultato un po' maldestro nell'imitare le esultanze di Pogba & Co. era tra i più scatenati durante le celebrazioni post mondiale.  

Forse è proprio da qui che bisogna ripartire, dalla Francia multietnica e dall'allontanamento non solo di certe correnti di pensiero, ma di tutte le questioni delicate, politiche e non, che hanno poco a che vedere con il calcio giocato. 

France v Croatia - 2018 FIFA World Cup R
Fonte: l'autore Giuseppe Garetti

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