Corsa: una notte da attraversare, tra apparenti crolli e crescenti entusiasmi

La 100 km del Passatore non è una gara, è molto di più

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(35 articoli pubblicati)
Katia e Leone

Il Passatore non è una gara, è molto di più. 100 Km con partenza dall’afoso centro di Firenze, arrivo nella notte a Faenza dopo aver scavalcato l’Appennino, in mezzo di tutto: dall’euforia ai pensieri di ritiro, da apparenti crolli a crescenti entusiasmi via via che i km alla fine diminuiscono. Wonder Woman ci riprova, l’anno prima si fermò al 48°, appena svalicato; stanchezza anticipata, reintegrazione sbagliata, crollo psicologico, forse un mix, comunque ci trovammo appoggiati ad un guardrail che vomitava, e io che la accompagnavo in bici non insistetti, decidemmo insieme che era ora di finirla lì. Questa volta parto con la bici per i primi trenta km, il piano prevede di appoggiarla poi nella macchina del marito, fare la salita con lei fino 48° correndo, e poi dopo un cambio veloce riprenderla i restanti 52 km.

Ed infatti poco prima del paesello che ci avvia alla salita, allungo rispetto a lei, e mi cambio, poso la bici ed iniziamo la salita, circa 18 km con un dislivello di 700 metri. E’ una parte abbastanza delicata, bisogna affrontarla gestendo bene le energie che serviranno dopo il tramonto. Sembriamo farlo abbastanza bene, si saluta gente che si incontra, io posso chiacchierare di più per distrarla, e tutto scorre tranquillo. Ma in cima, nello stesso punto dell’anno passato, ecco una crisi, l’istinto mi dice che è una cosa psicologica, sta rivivendo lo stesso momento ma stando bene, devono essere tornate a galla le insicurezze e le paure dell’anno passato, favorite dal paesaggio identico, illuminato dalla stessa luce del sole che tramonta allo stesso modo.

Come un incidente che ti blocca se rivivi attimi simili, non dev’essere altro, non può. Inizio un sostegno psicologico nel quale entra dentro di tutto, dai piccoli incoraggiamenti di base, ai discorsi elaborati sullo scherzo che le sta tirando la sua mente.
E’ solo un brutto momento in una gara lunga una decina d’ore, non può compromettere tutto, non deve, è troppo piccolo per farlo, e devo bloccare la valanga subito, prima che da piccola palla di neve, rotolando assuma forme poi incontrastabili per forza e peso. Perché i pensieri negativi si nutrono di altri inglobandoli, diventano immensi e ti travolgono.

Devo rimettere chirurgicamente i pezzi a posto, ricostruire un puzzle con le parole e i gesti giusti, creare un mondo in cui tutto andrà bene, farglielo vedere e soprattutto fare in modo che lei abbia voglia di vivere questo mondo. Pian piano l’opera di convincimento sembra funzionare, passano minuti sospesi tra il ritiro e la fede in questo mondo nuovo, in questa visione.
Arrivano i ragazzi con l’auto e può cambiarsi, mettere cose asciutte addosso, mi cambio pure io per rimontare in sella, siamo in tre per lei, e anche questo aiuta, bisogna ripartire piano e pensare solo cosa siamo ora, in questa notte da attraversare.
Passo dopo passo e pedalata dopo pedalata lo capiamo, WW si sta riprendendo, sta tornando il sereno, anche se è buio. Con una piccola pila cerco di illuminare la strada, di convincerla che l’impresa è alla portata, sempre di più, fino che non raggiungiamo un chilometraggio, nel quale la pazzia, a questo punto, sarebbe mollare.

E gli ultimi km sono bellissimi, torna la luce di una città finalmente, siamo nella periferia di Faenza: è finita, finalmente è finita, siamo al centro, credo nel corso e poi la piazza con il traguardo, io mi infilo a destra uscendo dalle transenne, il mio compito è finito al 99° km e 900 metri, gli ultimi sono tutti per lei, per i suoi cari  che la aspettano oltre il traguardo, oltre la notte.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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