Col du Galibier: la leggenda di Marco Pantani

27 Luglio 1998: il Pirata ribalta il Tour de France con un'azione entrata nella storia del ciclismo

di Diego Baracchi
Diego Baracchi
(6 articoli pubblicati)
Pantani

Il ciclismo è uno sport capace come pochi altri di accendere i cuori degli appassionati. La sua estrema durezza, i duelli tra grandi campioni, gli arrivi in volata sul filo di lana, le Classiche "monumento". Eppure, nulla è paragonabile all'esaltazione generata da un'attacco in salita, da un'azione in solitaria. Ed in questo, pochi possono stare al fianco di Marco Pantani.

1998, ottantacinquesima edizione del Tour de France: Pantani - con scarsa convinzione - è al via, a poco più di un mese dal trionfo al Giro d'Italia; il favorito della vigilia è Jan Ullrich, 25enne della Deutsche Telekom, vincitore della Grande Boucle nel 1997 e giunto secondo nell'edizione '96. Il tedesco è un corridore completamente diverso dall'italiano, più alto e potente, praticamente imbattibile a cronometro. Ed in quel Tour, di chilometri a crono se ne dovranno percorrere ben 115..

Ullrich fa valere da subito la propria forza nelle prove contro il tempo, conquistando la maglia gialla; dopo la settima tappa Pantani è lontanissimo nella classifica generale, staccato di oltre 5 minuti. Poi la strada inizia a salire: Marco recupera 23 secondi nella decima tappa, vince l'undicesima - a Plateu de Beille - rosicchiando al campione teutonico altri 1'40". 

Alla vigilia della quindicesima tappa, la Grenoble-Les Deux Alpes, il distacco dal tedesco è però ancora superiore ai 3 minuti e le occasioni per tentare un incredibile recupero non saranno molte altre. La penultima tappa poi, sarà ancora una cronometro, nella quale Pantani è destinato a perdere altro terreno. L'arrivo di Les Deux Alpes è una salita che non presenta forti pendenze, adatta ad un corridore potente come Ullrich: se Pantani vuole metterlo in difficoltà, dovrà inventarsi qualcosa.

E Marco Pantani, il 27 Luglio 1998, si inventa un'azione destinata ad entrare nella storia del ciclismo. Quel giorno le condizioni atmosferiche sono terribili.

«Eravamo in Luglio, ma era una giornata invernale; acqua tutto il giorno, freddo.. però lui, quando stava bene, non c'erano acqua, vento o caldo che lo tenessero » Roberto Conti - compagno di Marco Pantani alla Mercatone Uno

Quando mancano 5 chilometri alla vetta del Col du Galibier, e quasi 50 all'arrivo, Pantani scatta. Prova ad attendere due corridori, Leblanc e Boogerd, che non possono tenere il suo passo. E allora Marco va, solo. Ullrich è in difficoltà, non risponde all'attacco, perde terreno. Il Pirata invece è leggiadro, come solo lui sa essere, ed anche se nessuno è alla sua ruota ad ogni tornante rilancia l'azione. Adriano De Zan - storico telecronista Rai - accompagna la sua fatica «Quando questo ragazzo scatta, non ce n'è per nessuno» .

Pantani scollina in vetta ai 2645 metri del Galibier con 2'46" di vantaggio sulla maglia gialla; si prende anche il lusso di fermarsi all'inizio della discesa per indossare la mantellina, è sicuro di sè. Affronta la picchiata senza paura, mentre dietro Ullrich è sempre più in difficoltà, lo sguardo perso nel vuoto. Il distacco si dilata oltre i 4 minuti, Marco è maglia gialla virtuale. L'ascesa verso Les Deux Alpes è una cavalcata trionfale: Jan Ullrich giunge al traguardo con quasi 9 minuti di ritardo. Il Tour de France è nelle mani del Pirata.

«Una tappa che ci rimarrà nel cuore, nel cervello» Adriano De Zan

Marco Pantani vincerà quel Tour, controllando agevolmente il rivale tedesco nelle tappe successive, diventando così il settimo - e finora ultimo - corridore nella storia capace di centrare l'accoppiata Giro-Tour nello stesso anno. Altri campioni dopo di lui ci hanno fatto emozionare, da Vincenzo Nibali - l'unico italiano dopo il Pirata a portare la maglia gialla sugli Champs-Élysées a Parigi, al campione del Mondo Peter Sagan, per arrivare a Chris Froome, protagonista di una incredibile azione in solitaria che gli ha permesso di ribaltare l'ultimo Giro d'Italia.

Ma come Marco, quel pomeriggio del '98, nessuno mai.

Fonte: l'autore Diego Baracchi

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