Ciclismo: uscirà l’Italia nella lotteria Arcobaleno?

A Innsbruck domenica va in scena un Mondiale che per molti è il più duro di sempre. L'Italia ha buone chance, ma gli avversari...

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(123 articoli pubblicati)
Lo Squalo per la storia

Il Mondiale più duro di sempre. Molti addetti ai lavori hanno definito così il percorso di Innsbruck, sede dei Campionati Mondiali di ciclismo su strada 2018. Una gara, quella in linea di questa domenica, che vedrà salite molto impervie (la pendenza media del tracciato è del 10%, come una tappa alpina del Tour o del Giro) e che quindi si adatterà molto agli scalatori e viceversa poco al dominatore degli ultimi Mondiali, lo slovacco Peter Sagan. Un percorso che dunque promette tanto spettacolo e anche incertezza, considerando i tanti nomi buoni per la vittoria.

Il dato interessante della lista partenti è che saranno molte le nazioni ad avere una buona chance di far issare la propria bandiera sul gradino più alto del podio, Italia inclusa, nonostante i mille guai della nazionale di Cassani. Il ct aspettava da tanto tempo un’occasione in cui Sagan partisse da netto sfavorito, ma purtroppo questa è giunta in un anno dannatamente sfortunato dal punto di vista della condizione dei suoi uomini di punta: Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Lo Squalo viene dalla frattura alla vertebra rimediata nell’assurda caduta al Tour de France, mentre il sardo ha addirittura rinunciato a causa di una condizione atletica che quest’anno è sempre stata insufficiente (e una caduta alla Vuelta ha peggiorato ulteriormente le cose). Cassani però spera che Nibali possa avere finalmente quella fortuna che gli era mancata a Rio, quando cadde in discesa mentre era involato verso una medaglia quasi certa. L’Italia manca l’appuntamento con la maglia Arcolbaleno dal Mondiale di Varese 2008, quando Ballan e Cunego fecero una storica doppietta. Da allora, un po’ per la penuria di uomini adatti alle corse di un giorno (Pozzato e Visconti non sono mai esplosi nonostante il loro talento) e un po’ per l’esplosione di fenomeni come Sagan in primis, l’Italia ha raccolto pochissimo nelle gare di un giorno, eccezion fatta per l’Europeo dello scorso agosto a Glasgow dove Matteo Trentin ha spezzato il digiuno.

La Nazionale è comunque ottima, visto che oltre a Nibali ci sono altri grandi nomi come il giovane Moscon, l’esperto Pellizotti o la mina vagante Cataldo, ma il campo degli avversari fa davvero paura: la Francia prima di tutte con un poker d’assi (Alaphilippe, Barguil, Bardet e Pinot), la Gran Bretagna coi fratelli Yates (Simon ha appena vinto la Roja alla Vuelta), l’Olanda con Dumoulin, Mollema e Kruijswijk, la Spagna con Valverde, Izaguirre e Castrovejo, la Colombia con Quintana, Angel Lopez, Uran e i cugini Henao, il Belgio con Van Avermaet e Wellens, senza sottovalutare nazioni in rampa di lancio come la Polonia (Majka e Kwiatowski, campione nel 2014), la Russia (Zakarin), la Slovenia (Roglic, Mohoric e Polanc) e l’Estonia (Kangert e Taaramae). 

Gli avversari saranno davverom tosti, ma l'Italia deve crederci, vista la storia e la qualità dei suoi uomini. Dopotutto, il Mondiale è sempre una gara dalle mille sorprese, quasi come fosse una lotteria corsa in bicicletta. L’augurio è che dopo tanto tempo questa lotteria Arcobaleno dica finalmente Italia.

Dopo la Roja lArcobaleno
Fonte: l'autore Edoardo Gori

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