Caso-salbutamolo, Froome assolto: i limiti grotteschi dell’Uci

Il corridore del Team Sky viene riconosciuto non colpevole di doping: una situazione intricata per l'intero movimento ciclistico

di Valerio Maraglino
Valerio Maraglino
(13 articoli pubblicati)
Froome Ventolin

La notizia che rimbalza è di quelle grosse, potenziale spartiacque del ciclismo moderno: la Wada, l'agenzia mondiale antidoping, ritiene Chris Froome non sanzionabile, assolvendolo dall'accusa.  

Dopo oltre dieci mesi di battaglie e dopo le minacce dell'ASO dei giorni scorsi, uno dei casi più spinosi dell'ultimo decennio viene risolto, risoluzione che indubbiamente creerà strascichi e polemiche nell'intero mondo del ciclismo.

Bisogna peró analizzare la situazione ab ovo: il sette settembre 2017, dopo la 18a tappa della Vuelta, Froome risulta positivo al salbutamolo, un broncodilatatore usato per curare l'asma, patologia di cui il britannico soffre sin da piccolo. La quantità di sostanza presente nel sangue è doppia rispetto ai limiti consentiti, posti dalla Wada a 1000 mg/l, ma lo stesso regolamento dell'agenzia antidoping e dell'Uci è assai ambiguo: in pratica l'assunzione è consentita anche senza TUE (la prescrizione medica obbligatoria) purché le dosi non superino gli 800 mg ogni dodici ore

I casi non mancano, ma verranno analizzati in seguito: c'è da porre prima molta attenzione alla particolarità del suddetto caso. La perizia del Team Sky, la squadra più potente e ricca in questo momento storico, è stata subito attivata, ed è arrivata a presentare un dossier di oltre mille pagine con tutti i risultati dei più disparati test cui Froome è stato sottoposto: la tesi finale è la totale non-volontà del corridore e della squadra stessa ad aumentare le prestazioni sportive (da sempre querelle principale sul salbutamolo, se effettivamente aiuti o meno nello sforzo fisico), presentando le dure condizioni climatiche come catalizzatori di una metabolizzazione "sballata" del farmaco in questione. In poche parole, l'altura ed il caldo non hanno fatto assorbire correttamente la sostanza, risultante poi in un campione di urine con quantità doppia. 

Da profani, ci si deve attenere a queste tesi senza cercare di forzarne significati scientifici ulteriori, data la non totale dimestichezza di tutti con la farmacologia e la chimica, peró un quesito può essere alzato anche dai meno usi a queste discipline: stante una cattiva metabolizzazione, risulta molto difficile che la presenza risulti poi doppia rispetto ai limiti, ci deve essere stata necessariamente una non-curanza, ossia una non attenzione all'assunzione di X quantità di sostanza tale da poter rientrare o comunque sforare di poco i limiti.

La parola chiave è non-curanza: i due casi più recenti ed eclatanti, una volta stabilità la non-volontà all'assunzione, sono stati puniti duramente. Petacchi venne squalificato nel 2007 con una quantità di 1320 mg/l, nonostante l'Uci avesse riconosciuto l'assunzione a fini terapeutici, stessa clemenza che non mostrò il TAS di Losanna, che decise di fermare comunque lo spezzino per dodici mesi, togliendo addirittura le cinque tappe vinte al Giro.

Stessa sorte toccata a Diego Ulissi nel 2014, che comunque venne squalificato per nove mesi, senza però perdere i risultati sportivi ottenuti in precedenza. La quantità di salbutamolo fu di 1900 mg/l, ed anche in questo caso l'attenuante fu la non-volontà all'assunzione, una semplice disattenzione.

La domanda che può sorgere spontanea in molti è: perché Petacchi ed Ulissi si, mentre Froome no? 

Semplice, perché la Sky ha fatto breccia in una grossa falla condivisa da Uci e Wada: non si sa ancora, nel 2018, se classificare la sostanza incriminata come agente dopante o meno, e la legislazione circa il suo utilizzo ha un margine di discrezionalità molto alto, anche perché se la quantità consentita è 1600 mg al giorno, nessuno impedisce ad un corridore di assumerne tale quantità anche se abbia necessità di una dose minore.

La morale è questa: Froome non ha torto, la Sky non ha torto (anche se questa sentenza è discretamente opinabile), ma l'Uci ha fatto una delle figure più brutte della sua storia. Tre casi, due misure: forse sarebbe meglio farsi un esame di coscienza?  

Froome
Fonte: l'autore Valerio Maraglino

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