Bocce: osservare l’apparente divenire di una partita

Un gioco fatto di gesti misurati per pellegrini pazienti.

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(34 articoli pubblicati)
Bocce

É sempre affascinante, almeno per me,  imbattermi in partite di bocce per strada. Non ho struggenti ricordi particolari; nonni che giocavano, noiose domeniche d'agosto da passare, o cose così, al massimo una presa in un occhio al mare con i pensionati (Tutto vero, quelle di legno da spiaggia, con viaggio in ospedale incluso, giuro). Ma non è questo, é che se vedo gente soprattutto, ma abbastanza scontato, di una certa età, muoversi su e giù per un pallaio, devo fermarmi, anche per poco, a guardare.

É un lento e ritmico ondeggiare di vite in buona parte consumate, un fare e disfare ritmato da periodi di gioco che vanno da  destra a sinistra e viceversa, un viaggio di miti e misurati gesti in tappe ridotte. Tra gli sguardi degli spettatori, perché c'è sempre qualcuno, come in questa foto, più o meno interessato, il rito inizia sempre allo stesso modo: c'è l'incaricato del primo lancio del pallino, poi verranno altri lanci, ma il primo è il primo.

A campo vuoto, in silenzio, lancia e decide dove si svilupperà il gioco, viola la perfezione del terreno in attesa e ci sistema il pallino, poi con la stessa cauta tensione, trattiene il respiro, lo va a cercare con una boccia che rotola alzando una scia di polvere, e di solito lo trova. Ora la partita può iniziare, si "boccia" o si "accosta", a seconda dello sviluppo del gioco, si misura, si studiano strategie e punti deboli.

Finite le bocce si riparte dalla parte opposta, ancora pallino e via, mano dopo mano, fino al punteggio che chiude il match.
Gli spettatori non sempre seguono tutto l'incontro, per alcuni é un modo di stare in compagnia facendo altro, chi la maglia, chi leggendo il giornale, con attimi scanditi dal metronomo dei giocatori che vanno avanti e indietro, pellegrini pazienti.

Quando riparto, porto via con me un po' di questo tempo sospeso, che per alcuni minuti argina le frenesie che tendono agguati costanti, ed è forse per questo che certi attimi mi bloccano con loro, mi trascinano nel loro vagabondare nostalgico ed apparente immobile divenire.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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