Bob Marley: l’artista perfetto e atleta per diletto

L'icona e mito del reggae e la sua grande passione per il calcio nel giorno del suo compleanno

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(48 articoli pubblicati)
Bob Marley Performs On Stage

"Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione."

Questa frase l'ha detta un'artista che ora non c'è più, i cui brani hanno lasciato un segno indelebile nel panorama musicale internazionale. L'artista in questione si chiama Robert Nesta Marley. Meglio noto come Bob Marley.

Di Bob Marley si conosce l'infinito e intramontabile repertorio artistico. Sono album e canzoni reggae, testi rivoluzionari e poetici, motivo di riflessione soprattutto in questi tempi bui.

La musica ad alimentare la mente, il calcio per nutrire muscoli e corpo. Già, il calcio: la sua passione più grande. Al pallone, Marley, ci ha giocato parecchio - concerti permettendo - durante la sua breve vita. Una parentesi di libertà, lo sport, dove corsa e divertimento si fondono in un mix perfetto e i pensieri storti volano lontano, laddove non contano un bel niente.

I complottisti - o chi semplicemente ama sparlare per il semplice gusto di farlo - hanno sempre attribuito alla morte di Bob Marley (avvenuta all'età di 36 anni) una questione legata alla droga: sono in tanti, difatti, a indicare l'overdose come reale causa del decesso. Niente di più errato e distorto. Niente di più banale.

Il calvario del musicista giamaicano ebbe inizio quando si accorse di avere l'unghia dell'alluce nera a causa di un pestone. Di primo acchito pensò al contrasto di gioco ricevuto durante una delle tante partite a calcio con gli amici. Una tacchettata, un avversario che ci andò giù pesante. Ma non fu così. Soltanto più tardi l'unghia annerita dell'alluce cadde. I controlli effettuati successivamente rivelarono una sentenza inaspettata e drammatica: melanoma maligno.

Due le soluzioni: la prima (drastica e contro i precetti religiosi ai quali lui era legatissimo) prevedeva l'amputazione del dito; la seconda (meno invasiva e più pratica) la rimozione dello strato di pelle malato sotto l'unghia. Il mito del reggae optò per la seconda. Sbagliando. Poiché il melanoma non venne debellato e si diffuse in tutto il corpo, fino al cervello. Causandone la morte.

Bob Marley spirò l'11 maggio del 1981 e venne seppellito a Nine Mile, là dove era cresciuto e aveva mosso i suoi primi passi. 

Cinque oggetti portò con sé, cinque cose volle accanto: una chitarra Gibson, una piantina di marijuana, un anello, una bibbia ed un pallone

Il pallone, esatto. A rappresentanza di quell'idea di calcio, che fece parte della sua vita,  intriso di  sfumature di libertà e ispirazione, di creatività, che ha allietato e regalato spensieratezza ad un ragazzo, ad un uomo di talento e carisma, che si è spento troppo presto. E che oggi, 6 febbraio, avrebbe compiuto gli anni.

Tanti auguri dunque, Bob, per i tuoi 75 anni. Ovunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo, cantando o palleggiando, buon compleanno.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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