Bici da corsa elettrica: pro o contro?

Non appena presentata la nuova nata in casa Pinarello si è scatenato un acceso dibattito tra gli appassionati delle due ruote

di Massimo Gazzoli
Massimo Gazzoli
(4 articoli pubblicati)
Pinarello Nytro

Le biciclette da corsa dotate di motore elettrico sono state finora un oggetto semisconosciuto sia nel mercato che tra gli appassionati dello sport delle due ruote a pedali. È bastato che lo scorso fine settimana venisse presentata ai media e al pubblico la nuova Pinarello Nytro, prima bici elettro-assistita progettata e costruita da uno dei marchi mondiali più conosciuti e amati dal pubblico, per scatenare un acceso dibattito fra i puristi della bici da corsa (la stragrande maggioranza a dire il vero) e coloro che invece dimostrano apertura verso questa novità.  

È bastata un uscita in gruppo con altri amatori per capire la portata dell'evento. Non si parla di altro e comincia a serpeggiare un atteggiamento di aperta ostilità verso chi manifesta anche un minimo interesse verso l'elettrica.  Qualcuno ha addirittura minacciato l'amico e compagno di centinaia di uscite di "ripudiarlo" al solo pensiero che in qualche modo potesse anche minimamente esserne favorevole. Una vera e propria caccia alle streghe, quasi da Tribunale dell'Inquisizione. Per il mondo degli appassionati questa non è la semplice introduzione di una novità tecnica, come ad esempio quella dei freni a disco (che ha anch'essa spaccato il mondo dei ciclisti tra pro e contro ma forse più per una questione meramente estetica piuttosto che tecnologica) ma una vera e propria rivoluzione in grado di minacciare l'integrità di uno sport dedito alla fatica come il ciclismo. Ma come, si cerca di combattere in tutti i modi il doping tecnologico, a tutti i livelli, e adesso il marchio che produce le biciclette usate da Froome & Co. ne costruisce e commercializza una "legalizzata"?

La verità è che l'amatore, una volta vistosi passare a doppia velocità in salita nel momento del suo massimo sforzo, si è sempre domandato se chi lo superava lo avesse fatto con le sue gambe o con un aiutino tecnologico (o magari farmaceutico) ma alla fine ha sempre riconosciuto la superiorità dell'avversario. Ora nella sua testa c'è un nemico in più, la bici elettrica di serie, e questo non è in grado di accettarlo. Probabilmente il management Pinarello avrà ragione anche questa volta e la Nytro sarà l'ennesimo successo commerciale della casa trevigiana. O forse si potrebbe rivelare un boomerang e scalfire il prestigio guadagnato negli anni. A tal proposito ci piacerebbe sapere come la penserebbe Nani Pinarello, capostipite della famiglia e maglia nera al Giro d'Italia nel 1951. Chissà.... intanto il dibattito tra pro e contro continuerà a lungo.

Fonte: l'autore Massimo Gazzoli

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