Atletica: non spariamo su un talento come Tortu

Dopo il quinto posto agli Europei di Berlino, Filippo Tortu ha conosciuto le prime critiche, apparse subito eccessive

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(116 articoli pubblicati)
Il primo sotto alla barriera dei 10

 Madrid, 22 giugno 2018: per la prima volta nella storia un italiano corre i 100 metri piani in meno di 10 secondi (9”99 dice il cronometro). Berlino, 7 agosto 2018: lo stesso italiano arriva quinto nella finale europea  dei 100 metri, in 10”08. E già questo basta per parlare di delusione o di promessa mancata. In un mese e mezzo Filippo Tortu da Milano, nato il 15 giugno 1998, ha già assaggiato i sapori opposti che una carriera da atleta presenta: il dolce di un’impresa inaspettata, almeno per la sua età, e subito dopo l’amaro di una delusione cocente, in un contesto che era alla sua portata (il terzo non è sceso sotto i 10 secondi). Un amaro che può essere già superato con una prova d’orgoglio nella staffetta 4x100, in programma questo weekend, per spazzare via subito le malelingue.

Tortu in fondo ha sbagliato solo il primo appuntamento importante, a soli vent’anni, un’età in cui errare è molto più perdonabile rispetto ad altri momenti nella carriera di un atleta. Forse, le tante voci pessimistiche che si sono alzate dopo la prestazione deludente di martedì sera non sono colpa delle aspettative non rispettate su di lui, ma sono semplicemente la paura di rivedere un’altra meteora in un’atletica italiana che ormai da tanto tempo non sforna un campionissimo. L’ultimo grande è stato Stefano Baldini, l’oro nella maratona di Atene 2004 che poi s’è ripetuto agli Europei nel 2006, a cui sono poi susseguiti tanti exploit occasionali, come Howe (argento mondiale a Osaka 2007) o Schwazer (oro nella 50 km di marcia a Pechino 2008), non ripetuti o per infortuni, o per problemi d’allenamento o per doping. Il dramma di Gianmarco Tamberi, infortunatosi a poche settimane da Rio 2016 quando era il favorito per l’oro, ha ulteriormente ingrigito il panorama.

Il guaio per Tortu è che per tanti un movimento in crisi può risollevarsi anche con un solo grande risultato, quando invece ciò può essere sì un buon aiuto ma non una panacea. Il milanese ha l’età dalla sua e soprattutto la consapevolezza che fa già parte della storia dell’atletica azzurra, anche se dovesse ripetere prestazioni scarse nel prosieguo della sua carriera. Evitiamo di criticare chi ha già fatto molto e può ancora fare tanto ed evitiamo le pressioni eccessive su chi ancora ha tanta strada da fare. Se già cominciamo a mortificare un ragazzo di vent’anni che ha già corso più veloce di chiunque nella storia, allora rischiamo davvero di raschiare il fondo.

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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