5 giugno 1999: la caduta del Dio Pantani e un’ingiustizia infinita

"Mi sono rialzato da mille infortuni, ma questa volta risalire sarà difficile", così parlava Pantani nel 1999, l'ingiustizia sportiva del Giro d'Italia

di Francesco Fiori
Francesco Fiori
(114 articoli pubblicati)
5 giugno 99

5 giugno. Una data, un ricordo e una sofferenza. Quella mattina lì ero ancora a scuola, si rientrava a casa dalle ultime fatiche tra i libri, un pranzo velocissimo tra i miei pensieri e il chiodo fisso del Giro d'Italia 1999 con la tappa dell'amato Mortirolo.

"Hanno fermato Pantani". Così le parole a bruciapelo.
Un colpo al cuore. Ma come lo fermi se sta dominando tutte le tappe in salita del 99? Come si ferma uno che ad Oropa si sistema la catena da solo e poi rimonta l'intero gruppo.

"Ha oltrepassato il limite", ecco la prima spiegazione.
Ma non il limite di doping, ematocrito, o droga come spesso vengono etichettati i ciclisti che nonostante fatica e poca considerazione se paragonati al calcio fanno lo sport più bello del mondo.

Marco Pantani aveva oltrepassato il limite.

Era diventato, forse anche involontariamente, più importante del ciclismo stesso. Essere più importanti del proprio sport non è un bene, anzi, attira troppo spesso invidia e malcontento.

"Marco fregatene di sostenere la lotta al doping, non esporti sempre in prima persona tra i corridori perché se capita a te vedrai in quanti scappano". Gliel'avranno detto mille volte ma il Pelatino non ascoltava: "Se hanno bisogno di me io devo aiutarli".

"Marco non dovevi vincere a Campiglio", gli dissero la sera della sua ultima vittoria al Giro, "Se c'è la possibilità di vincere io vinco, i miei tifosi hanno fatto tanta strada per vedermi".

Era già mal visto per il mancato accordo miliardario con la Mapei e dal 99 sui ciclisti giravano troppe scommesse. Come si fa a scommettere se si è pienamente consapevoli che Pantani è il numero uno?

Arriva il botto, un controllo antidoping (irregolare, poiché la Mercatone poteva fare ricorso sulle modalità in quanto il protocollo Uci fu violato perché prescrive che il prelievo inizi dopo che l'atleta ha scelto la propria provetta, mentre quel famigerato mattino il contenitore dove finì il sangue del campione di Cesenatico era stato preso a caso dal medico delegato), Marco fuori dal Giro per prevenzione alla sua salute, sospensione di 15 giorni.

Da quel momento ci si è dimenticati dell'atleta e si è sparato a zero sulla persona. Una persona che aveva difficoltà a riprendere la bici perché veniva ferito dagli insulti dei vecchietti che incontrava per strada.

Uno che ha trovato la dimensione nella cocaina, perché ormai ferito a morte.

Mentre il ciclismo esaltava un nuovo prototipo di corridore, Lance Armstrong, Pantani veniva inseguito dagli avvisi di garanzia, anche quando rischiò la morte sulla Milano-Torino, magistrati che gli interrompono anche le festività di Natale, perché è ormai prassi incolparlo su tutto.

Quel 5 giugno il Pantani ciclista è stato colpito a morte, ma come gli eroi ha avuto ancora la possibilità di dimostrare all'americano che in salita c'è solo un Re ed è di Cesenatico.

Troppo poco per chi, il 14 febbraio 2004, ha dovuto chinare la testa e chiedergli scusa. Scuse che ancora attendono un perché.

Pantani
Fonte: l'autore Francesco Fiori

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3 COMMENTI

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  1. FrancescoFiori - 2 anni

    La verità non verrà mai a galla…purtroppo

  2. FrancescoFiori - 2 anni

    Indimenticabile

  3. pedrito22 - 2 anni

    no ti dimenticherò mai Pirata Super Campione

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