4 Marzo 2020, un doppio anniversario

Con tutta la mia riconoscenza, due anni dopo, caro Davide, ancora grazie.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(16 articoli pubblicati)
Davide Astori

Me ne stavo appollaiata sulla scrivania, la luce di una lampada a disegnare sinistre ombre sul mio viso, mentre scorrevo gli occhi sul display del computer nella speranza di acquisire qualche misera nozione utile a preparare un esame. Me ne stavo lì, annoiata, a contare i secondi, quando proprio davanti a me, sotto l’indicazione dell’orario, ho letto la data di oggi: 04/03/2020.
In un attimo mi sono sentita catapultata dal cenone di Natale a questo grigissimo inizio di primavera, in ancor meno tempo ho potuto realizzare che si tratti di un giorno particolare. Può non essere granché interessante, ma esattamente un anno fa ho pubblicato il mio primo articolo su Gazzetta Fan News. Sembra passato un secolo. In quest’anno ho cambiato idea mille volte, ho progettato castelli che ho buttato giù con disillusione, ho seguito in maniera più assidua questa recente passione, il calcio, imparando moltissimo, constatando di avere ancora moltissimo da imparare. Ho esultato allo stadio, mi sono messa alla prova su questa piattaforma, con non troppa assiduità, ma raccontando ciò che il gioco del pallone è per me, ossia passione, solidarietà, parità, tecnica, luogo di confronto, di crescita, specchio di tutte le paure, le frustrazioni, le speranze, le debolezze, le aspirazioni della nostra società.

Sino a qualche anno fa mi sarebbe sembrato impossibile scrivere di sport, dato che non l’ho mai praticato, l’ho sempre frettolosamente etichettato come espressione di superficialità. Tutto è cambiato esattamente due anni fa, ed è questa la ricorrenza che oggi, più di tutte, mi commuove.

Ho scoperto della morte di Davide Astori nello sguardo atterrito di mio padre, che è crollato sconvolto sull'orlo del letto quando la televisione ha dato la triste notizia. “Giocava a Cagliari, ve lo ricordate?”

Io, allo stadio, sino a quel momento, c’ero andata solo due o tre volte, e le partite di calcio erano solo il ronzio fastidioso che riecheggiava la domenica in soggiorno. Tutto è cambiato in quel Cagliari- Lazio in cui i palloncini rossoblù con il numero 13 si sono sollevati sotto il cielo plumbeo della Sardegna Arena, il giorno in cui la vita, bizzarramente, mi ha dimostrato quanto nulla sia impossibile e quanto sia bello cambiare idea.

Caro Davide, ho scritto parecchio su di te, in diverse occasioni, perché il pianto di tante persone intorno al tuo sorriso è stata la molla che oggi mi rende curiosa e innamorata di questo mondo che corre sugli scarpini coi tacchetti, al di là di tutto il marcio che vi si può scovare. Oggi ti ringrazio per una cosa sola, una cosa banale ma molto importante: mentre tutti gridano inesorabili che i sogni e la bontà d’animo non bastano, che solo i più furbi e spesso i più cattivi arrivano veramente in alto perché la capacità non ha etica né romanticismo, tu mi dimostri, due anni dopo, che il talento, se unito all'umiltà e alla cristallina gentilezza, può fermare tutto per un giorno e rendere un uomo eternamente indimenticabile.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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