Marzo 2019, Roma festeggia la sua 25° maratona, e anche io

Siamo partiti in inverno e arrivati a primavera, in alcuni tratti è stata una pena, ma come sempre ne è valsa la pena

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(35 articoli pubblicati)
Roma 2019

Marzo 2019, Roma festeggia la sua 25° maratona, e anche io. Come tutte le vigilie: a quanto parti? Come parti? Quanto passi alla mezza? In realtà m'importa poco, sono qua per festeggiare le mie nozze d’argento e me le voglio godere, riempirmi occhi e cuore, passo dopo passo, di Corsa e di Roma. Cielo scuro e pioggia è quello che troviamo usciti dalla metro. Mentre ci incanaliamo verso le griglie di partenza, incrociamo tanti compagni conosciuti via via sulla Strada percorsa prima. Foto, saluti e auguri, qualche battuta per stemperare la tensione, e anche un pensiero a chi, essendo semplicemente qua, ha già vinto prima di partire. Nessuno sa realmente chi ha al suo fianco in mezzo ad altri diecimila. C’è chi insegue il tempo, e chi, dopo una vita rovesciata da altro, ne carpisce significati diversi ed è libero da questa ossessione.

Tra chi si mette al riparo sotto teli di plastica, vecchi maglioni, sacchi neri della spazzatura, io sono uno dei meno coperti. Non perché sia un gladiatore, è che quando corro sembro più uno scampato a un naufragio, mi bastano pochi km per “andare a temperatura”. L’ultimo lungo di 34 km al Trasimeno non è stato confortante, ma qua è diverso, a Roma è tutto diverso, in maratona è tutto diverso, antiche forze tornano inaspettate quando non ci crediamo più. Forse è vero che le cose perdute si ritrovano smettendo di cercare. Lancio la maglietta di cotone oltre le transenne, e via!

 I primi km scorrono regolari, arriviamo in quattro amici più o meno fino al 20°, da qua in avanti restiamo io e Alberto, un ragazzo alla sua prima maratona, saggiamente si trattiene. Lasciamo alle spalle anche la pioggia, riattraversato il Tevere ci raggiungono i palloncini delle quattro ore, lui avrebbe piacere di stare sotto e può farlo tranquillamente, vorrebbe andare ma si gira per aspettarmi. Gli dico più volte di partire, conosco la Strada del ritorno, anche se avrei piacere di chiuderla con lui, ma sono abbastanza vicino al limite, reggerei questo ritmo per due-tre km. La nostra 42 km è iniziata tre ore e un quarto fa, ma d’ora in avanti è come se ricominciasse ogni minuto.

Resto solo sul sottopasso di Ripetta, vedo Alberto ancora poco davanti, si capisce che ce la farà, e sono contento per lui. Qua sotto si avvertono meglio gli echi dei nostri passi, marcia irregolare di gente che sta facendo i conti con la propria stanchezza. Nel centro tornano anche i sampietrini, l’ideale per i nostri muscoli, ma certi scorci distraggono, è un po’ come il prestigiatore che usa una mano per distogliere l’attenzione intanto che con l’altra compie l’incantesimo. In questo caso la magia è andare e dimenticarsi dello sforzo. Dietro una stretta curva incontro Romina, è alla sua prima maratona anche lei. Siamo al 36° km  ed è visibilmente stanca, però trova conforto dal mio sopraggiungere.

Bisogna fare leva su questo e stringere i denti, Piazza Navona e Piazza Venezia, altri trucchi per distrarsi, poi la discesa verso il Circo Massimo, e vedo Romina scomparire. Cade, io inchiodo in una dolorosa frenata. Appurato che non è niente di grave si riparte, dimenticare tutto subito senza guardare indietro, le prometto che dopo l’arrivo rideremo di questo. Aumentiamo l’andatura, e mentre scorrono più veloci sotto di noi sampietrini sconnessi verso l’arco di Costantino, vediamo il Colosseo, sappiamo che lì dietro c’è l’arrivo. Nelle ultime centinaia di metri le ricordo che sta per portare a termine la sua prima maratona, e che deve pensare a come tagliare il traguardo, piangi, ridi, alza le mani, fa quello che vuoi, è tutto tuo.

Dietro di esso possiamo finalmente fermare le nostre gambe sgangherate come le nostre anime, rivediamo facce amiche e sconosciuti che comunque pare di conoscere. Reduci da una sfida con noi stessi e la nostra capacità di sopportazione, per poche ore siamo tutti parte della stessa cosa.

 Siamo partiti in inverno e arrivati a primavera, in alcuni tratti è stata una pena, ma come sempre ne è valsa la pena.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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