La più grande impresa sportiva? Vivere a Milano e andare a lavorare

Una città modaiola, ostile per certi versi, piena di ostacoli: ideale per trionfare in una sorta di parkour estremo pieno di insidie imprevedibili a tratti

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(359 articoli pubblicati)
Campioni a tavola

Ho fatto 11 Stra-milano, ho giocato nel tempio del Rugby a  Twickenham e  da vero blasfemo sono riuscito ad espugnarlo, ho giocato a calcio in maniera orribile con due campioni del mondo,  ho corso in tutte le città dove sono stato e non sono mai riuscito a perdermi.

Lo sport per me è stato una parte importante della mia vita anche quando sono diventato arbitro e in ventimila allo stadio mi gridavano "cornuto" e tutta una serie di improperi irripetibili a queste latitudini. Ho sopportato ogni forma di difficoltà per superare sempre me stesso ed ho rigorosamente fallito.

No,  il traguardo lo ho tagliato, ma spesso con la forbice durante squallide  inaugurazioni con presunte "miss gambaletto", con ragionieri del "Mille Bolle Blu"  di Desio (quando ovviamente mi era andata bene...). Le onde cavalcate? Beh più che altro le subivo quando andavo a mare e cercavo di imitare i miei coetanei buttandomi a bomba per evitare l'infarto dovuto a un acqua troppo fredda.  In genere ci finivo addosso, povere onde,  e le panzate erano all'ordine del giorno.

Superare me stesso è facile: sono lentissimo e anche le lumache mi sorpassano facendomi i fari. Sono in antitesi, adesso, con ogni forma di  stress sportivo.

Una grande impresa ? Forse quando stamattina mi sono alzato dal letto, con un personale di livello mondiale di 23 minuti e 15 secondi, e dopo aver saltato il mio cane che dormiva come un ostacolo ai miei piedi, ho colpito nettamente col ditone la vasca da bagno. 

Riuscito a lavarmi con acqua estremamente fredda, e violentemente calda poi (si chiamerebbe in palestra doccia di reazione ma a casa mia si chiama in realtà urlo disumano), sono riuscito a infilarmi i vestiti non sapendo cosa mettermi in questo Ottobre puramente estivo.

Evitare quattro macchine in doppia fila e una serie di barriere architettoniche ostili, un nuovo stile di parkour,  mi ha regalato la possibilità di prendere al volo un tram che non si chiamava "Desiderio" ma più comunemente numero 9 per arrivare  nei pressi di piazzale Oberdan.

Dopo avere subito la sindrome da schiacciamento derivante dal contatto con persone cui l'uso del sapone era ovviamente interdetto da qualche magistrato privo della benché minima umanità, son riuscito ad arrivare in Stazione Centrale emozionato, sudato e felice di questa impresa.

Esacerbato e stremato dalla sofferenza ho cominciato la mia giornata lavorativa con assoluto disinteresse verso la mia principale fonte di reddito, ma alla fine sono giunto sul posto di lavoro quasi in orario. In una mattinata ho fatto glutei, gambe, mi sono allenato i polpacci, ho fatto un po di inutile e deleterio footing,  e ho sperimentato le ansie e i piaceri della ginnastica cittadina.  Non ho, ovviamente, perso nemmeno un  grammo ma dopo aver mangiato un bel panino con Nutella sono tornato a casa, facendo le medesime cose però da una diversa prospettiva e ho superato miracolosamente la notte. Vivere tutti i giorni a Milano, una impresa sportiva mica da ridere.

Alan
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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