Guida allo sport per non qualificati

Breve storia dei miei più eclatanti fallimenti sportivi che, a ben vedere, potrebbe essere la storia di molti di voi.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(8 articoli pubblicati)
vignetta sport

Mi siedo e sfoglio l’album dei ricordi sportivi della mia vita, all'ombra di una lampada che ronza implacabile e fa girare i pensieri ad una velocità vorticosa. Cari lettori, a pensare che sto per mettervi davanti agli occhi le mie imprese mi viene quasi da ridere, perché la mia esperienza sportiva è stata un inesorabile succedersi di fallimenti, di goffaggini, di figure imbarazzanti. Ma perché no, anche qualcuno di voi, forse, saprà riconoscersi col sorriso in un simile prototipo di “imbranato medio”, eppure questo non gli ha impedito di imparare ad amare lo sport come oggi sto imparando ad amarlo io.

Dunque, cominciamo. In principio era il Verbo e il Verbo lo pronunciò mia zia, quando ancora ero una bambina che nulla sapeva fare ma tutto poteva diventare. “Sarà alta e atletica come suo padre”, disse. A ventun anni sono piccola come mia madre e posso vantare un passato da totale bradipo che solo attualmente sto provando con fatica ad estirpare.

Ma andiamo oltre. Dopo questo oracolo non proprio azzeccato, a cinque anni fui iscritta in piscina. Posso affermare con orgoglio che, tra una bronchite e l’altra, in quell'anno di fatiche, ho imparato a tenermi a galla e a muovermi di qualche metro. Ma quando era il momento dei tuffi, stavo sul bordo della vasca nella speranza di trovare la spinta che poi rimaneva là da qualche parte, tra i galleggianti, senza garantire alcuna assistenza.

Così alle medie ci fu la ginnastica artistica. Anche lì non dimostrai grandi abilità, soprattutto quella volta in cui, mentre ero appesa alle parallele, le vertigini mi impedirono di saltare giù. Chiamai allora in soccorso la mia istruttrice, una donna vigorosa e diretta che, quasi divertita, mi disse: “Resta pure su se hai paura, ti garantisco che prima o poi scendi”. Sono scesa, e forse quelle braccia doloranti ma vittoriose sono una delle lezioni più importanti della mia drammatica carriera atletica.

Nello stesso periodo, a scuola, fui costretta a provare gli sport di squadra, dimostratisi per me disastrosi. Durante una partita di softball il prof, consapevole delle mie aspirazioni di studentessa modello, mi minacciò con una temibile insufficienza se solo avessi sbagliato la battuta. Non potevo fallire: posizione ineccepibile, mazza ben angolata, traiettoria della palla intercettata, forza nella mano pronta ad esplodere. La sbagliai.

Meglio non parlare della pallavolo, concentrato di entusiasmi e malumori per i miei compagni di classe, annebbiati dalla sete di vittoria. Sempre ultima scelta, una mattina, grazie all'aiuto dell’insegnante della classe avversaria, feci tre punti di seguito in battuta, di fronte alle espressioni pallide dei presenti.

Finiamo  col calcio, che oggi seguo e che mi ha riappacificata con quella parola, “sport”, che per anni era stata il mio aguzzino. Si trattava di un esercizio semplice: dato che a scuola non avevamo un campo vero e proprio, bisognava far gol centrando un grosso materasso blu poggiato alla parete. Provai un solo tiro, e il pallone finì, contro ogni legge della fisica, fuori dalla palestra, imboccando un andito che dava sull'ingresso.

Oggi faccio il minimo sindacabile in palestra, e così curo il mio corpo e la mia mente con una medicina che avevo sempre sottovalutato. Ma non posso negare che mai potrete ammirarmi col fiatone, sudata ed energica come quando guardo le partite del Cagliari in televisione o allo stadio, mentre parlo con lo schermo o i giocatori quasi possano sentirmi.

Ad ora, però, credo che se mi fossi approcciata allo sport per quello che è, una passione bellissima in cui non solo si vince e si perde, ma si sbaglia, si lotta, ci si emoziona e si dà il massimo, oggi quei fallimenti sarebbero solo le tante cadute di una persona qualunque che si è mossa tra gli ostacoli della crescita e della vita, senza sgambetti, senza trofei ma con rispetto e con i giusti valori. Se avessi imparato a fallire nel mare magnum delle mie difficoltà sportive, oggi sarei una persona diversa, sicuramente migliore.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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